#08 – San Diego, giorno 1

Ci svegliamo abbastanza presto per andare a Coronado Beach, una spiaggia lunga chilometri ed enorme dove svetta imponente l’Hotel del Coronado, reso famoso dal film con Marilyn Monroe “A qualcuno piace caldo“.
Ci portiamo dietro costume e teli mare che non useremo, ci siamo limitati a toglierci le scarpe per immergere i piedi nell’acqua gelida dell’oceano. Qualcuno fa il bagno, ma non sono tantissimi e secondo me neanche troppo sani di testa, gli altri sono seduti in spiaggia sulle sedie pieghevoli portate da casa, di fianco le immancabili ghiacciaie portatili riempite con birre in lattina e viveri vari.
Facciamo una lunghissima passeggiata sulla battigia, l’acqua fredda è un piacere ma l’idea di farci un bagno nell’oceano ce la togliamo subito e sarà anche l’ultima volta che ci porteremo appresso telo e costumi.
Il corso principale è molto carino, si alternano negozi di gift a ristorantini. Sempre cercando su Trip, spunta fuori tale “Cocina de Miguel’s”: è subito amore e diventerà il nostro messicano di fiducia. Servono margarida con le fragole fresche, appena ti siedi ti portano un cesto di nacios caldi con due salse pazzesche, una è praticamente una fonduta con pezzi di peperoncino verde piccante. Teoricamente potresti sederti e mangiare nacios gratuitamente a volontà, visto che quando vedono il cestino semi vuoto ti chiedono se ne vuoi altri; noi dividiamo una cevice di polpo e tonno rosso con mango, cipolla cruda, succo di fragole e lime: un’orgia gustativa.
Proseguiamo con una quesadillas di astice e avocado, anche questa top ed un’enchilada con manzo, pollo, fagioli e guacamole.

Finalmente abbiamo organizzato meglio le cose da fare nei prossimi giorni e quindi possiamo tornarcene in albergo e riposarci un po’.
Ci svegliamo nel tardo pomeriggio per andare al porto, dove ormeggiata c’è la maestosa USS Midway, portaerei in disarmo divenuta un museo, che al tramonto regala delle foto mozzafiato.
Qui vediamo anche la statua “Embracing Peace”, il marinaio che bacia la fidanzata e ci facciamo dei selfie nella stessa posa con loro di sfondo.

Tra una passeggiatina ed uno scatto romantico, è di nuovo ora di cena e questa volta andiamo al “Fish Market”, ristorante affacciato sul mare che ha migliaia di recensioni positive e foto davvero invitanti. Qui realizzo un altro “sogno“, mangiare le zampe di uno di quei granchi reali visti per mesi di sottofondo prima di addormentarmi, nella docu-serie di Sky “Deadliest Catch“. Ordino “mezzo pound” di zampe di granchio reale del mare di Bering: tanto per dare un’idea, una zampa, come misura mi va da spalla a spalla, contorno di patatine fritte ed insalata coleslow, che si ostinano a mettere nei piatti e che mi pare di capire più o meno tutti lascino e delle ciotoline con olio e burro fuso.
Mi agghindano con il grembiule con il logo del ristorante e delle tronchesi per spaccare il carapace: mi metto subito a lavoro. Contrariamente a quello che si può pensare, in queste zampe c’è molta carne e la “morte sua”, prevede di inzuppare nell’olio e burro il pezzo di granchio accompagnandolo con il pane: pornografia culinaria.

Oggi abbiamo mangiato a sufficienza e goduto come non mai; torniamo in hotel e lasciamo la macchina, vogliamo andare a visitare a piedi la “Old Town”.
Saranno state le 23:00: praticamente un quartiere fantasma, ristoranti intenti a sistemare le sale per il giorno dopo e quasi tutti i negozi chiusi.
Facciamo comunque una passeggiata, il posto è carino, quando ad un certo punto in una vasta area verde con alberi e panchine, vedo delle cose strane zompettare qua e là: sono decine e decine di lepri. Sono carinissime, sul culo hanno una codina bianca che somiglia ad un pon-pon.
Non c’è storia ne vogliamo assolutamente accarezzare una ma niente: proviamo ad avvicinarle con le buone, offriamo cibo, le rincorriamo ma scappano sempre: volevamo dargli affetto ma siamo andati via che quasi ci stavano sulle palle.

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