#09 – San Diego, giorno 2

All’indomani del granchio reale del mare di Bering, andiamo a visitare la USS Midway, portaerei americana divenuta museo.
La visita della nave prevede di passeggiare all’interno del gigantesco hangar dove sono presenti alcuni aerei d’epoca tipo spitfire; assistiamo ad una proiezione di un filmato dove vengono ripercorse alcune delle imprese che hanno visto protagonista la portaerei e che hanno segnato la storia dell’aviazione militare americana.
La visita prosegue sul ponte di volo e qui torno bambino: ci sono tutti i caccia più belli, quelli di Top Gun, il mitico F-14 Tomcat, l’F-18 e molti altri.
I ricordi vanno subito a quando ai tempi delle medie, avevo una passione smisurata per gli aerei da combattimento e passavo ore a costruire e verniciare i modellini di plastica.
Stiamo per abbandonare il ponte quando, i veterani ormai in pensione da decenni ma che erano stati imbarcati sulla portaerei, ci coinvolgono in una visita guidata del ponte di comando, delle sale macchina, delle sale operative, cucine e cabine di comandante ed equipaggio.
Il tutto è veramente molto interessante per me, per la mia compagna meno… ma la visita si sta prolungando oltre misura e rischiamo di ritardare gli altri appuntamenti della giornata; con una scusa abbandoniamo il gruppo tra lo stupore generale.
La visita alla portaerei, da mio programma, doveva durare al massimo una quarantina di minuti, invece s’è fatta ora di pranzo e muoviamo verso Hodad’s Buger, consigliatoci da una mia amica; qui troviamo una discreta fila che smaltiamo nel giro di una mezz’ora.
Il panino è imbarazzante per la sua grandezza e farcito all’inverosimile, quanto al gusto buono ma ne ho mangiati di migliori.
Prendiamo la macchina e andiamo a la Jolla Cove, una scogliera con delle calette e delle spiagge popolate da leoni marini e pellicani neri. Il panorama è veramente mozzafiato, i leoni marini si mettono in posa per farsi fotografare e non hanno il benché minimo timore ad avvicinarsi.
La cosa che però ci colpisce di più della situazione, è la puzza di questi leoni marini: è indescrivibile al punto che più di una ventina di minuti non riusciamo a sopportare: brutti puzzoni maledetti!
Facciamo anche qui una passeggiata sul lungomare e torniamo in hotel per riposarci.
La sera andiamo nuovamente ad “Old Town”, questa volta per le 19:00, i negozi sono aperti e compriamo qualche ricordo e regalino.
Siamo subito incuriositi da alcune scatolette di plastica contenti 5-6 pallette nere che saltellano istericamente facendo dei ticchettii. Di primo acchito, non capiamo bene cosa siano e dobbiamo leggere le istruzioni: si tratta di fagioli messicani saltellanti! Li acquistiamo e successivamente ci viene spiegato che all’interno è presente una specie di larva, che reagisce alla temperatura. Bisogna averne cura, non vanno esposti al sole, non vanno congelati.
Il gioco consiste nel disegnare su un tavolo dei cerchi, posizionare al centro questi fagioli che inizieranno a saltellare; si dovranno fare delle scommesse per il primo fagiolo che entrerà all’interno di questi cerchi, il gioco d’azzardo ai tempi del vecchio west…
Tra un negozio e l’altro, incontriamo nuovamente “Miguel’s” che ha un secondo ristorante, l’altro infatti era a Coronado: ci facciamo un margarida alle fragole, i soliti nacios offerti e la cevice di tonno e polpo che avevamo mangiato il giorno prima: ormai non ci serve neanche più il menu.

Quando rientriamo in hotel, nel silenzio della stanza, si sentono questi fagioli ticchettare fastidiosamente, li prendo e li posiziono nella tasca più remota della valigia. Ci dimenticheremo di loro fino a quando verranno rinvenuti una volta tornati a Roma.
Dopo averli esposti alla luce, si sono “riattivati” ed oggi li esponiamo felici e ticchettanti nella nostra libreria.

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