#10 – Joshua Tree National Park

Giornata di spostamenti, lasciamo San Diego ed iniziamo il tour verso i parchi e riserve.
Dopo circa 3 ore di viaggio su strade tutte dritte per centinaia di km in mezzo al deserto, arriviamo al visitor center del parco.
Qui acquistiamo la card “America the beautiful”, una tessera che al costo di 80$ da accesso alla propria macchina ed i suoi passeggeri, a tutti i parchi nazionali americani per un anno.
Ovviamente conviene qualora si intenda visitare almeno 3 parchi, ogni ingresso infatti si aggira intorno ad i 30$.
Ci danno una mappa ed alcuni suggerimenti sui punti di interesse del parco, anche se io mi ero già documentato di mio.
Tutto il caldo che ci avevano promesso a San Diego e che non abbiamo trovato, anzi di giorno al sole si stava benissimo, mentre all’ombra e la sera a malapena bastava la felpa, lo troviamo qui, beh del resto siamo nel deserto.
Siamo attrezzati, il pieno all’auto è stato fatto, abbiamo 2 litri di acqua a testa, pringles e panini vari.

Il primo stop è alla Hidden Valley, un percorso a piedi di circa due chilometri tra rocce e yucche… infatti il parco è famoso proprio per queste. La passeggiata è piacevole anche se non incontriamo nessun animale e questo ci dispiace molto. Circa a metà percorso troviamo l’unico alberello presente sul trail e ci fermiamo sopra un masso a fare un breve pic-nic.

Risaliti in macchina, ci dirigiamo verso il Barker Dam Nature Trail, un percorso di qualche chilometro che costeggia una diga… diga chiama acqua e se c’è l’acqua sicuramente ci saranno degli animali che si andranno ad abbeverare. Siamo molto emozionati anche se il paesaggio rimane praticamente identico al primo percorso. Il sole continua a salire alto e fa molto caldo, arriviamo alla diga che si trova a metà percorso ma non c’è acqua, delusione totale.
Gli unici animali che incontriamo sono una decina di lucertole e degli arieti in lontananza arrampicati su delle rocce e comunque inavvicinabili.
Risaliamo in macchina alla volta della Skull Rock, una roccia a forma di teschio… la sosta è brevissima, il tempo di una foto. Ci sarebbero altri percorsi ma quanto fin qui descritto ha portato via un sacco di tempo, energie e fatiche.
Siamo contenti di essere stati in questo parco ma a confronto delle meraviglie viste e che vedremo in seguito, non ci ha tolto il respiro dall’emozione, a questo ci ha pensato il caldo.
La scelta di non proseguire oltre, ma del resto l’antifona era un po’ quella, ovvero che i percorsi erano tutti molto simili, è stata dettata anche dal fatto che avremmo dovuto pernottare a Kingman, città che si trova ad oltre 3 ore di macchina.
Mi rimetto alla guida e nel tardo pomeriggio arriviamo all’hotel, un quattro stelle che avevo anche cambiato in extremis perché “migliore” rispetto ad un altro che avevo prenotato.
I problemi sono i soliti: moquette stantia e non particolarmente pulita, condizionatore rumorosissimo. Per fortuna dobbiamo rimanerci una sola notte.
Ci riposiamo pochi minuti e decidiamo di mettere fine alla giornata con una pizza “pepperoni lovers” di Pizza Hut: il perché chiamino “pepperoni” il salamino, nessuno lo sa.

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