#12 – da Flagstaff a Page, Horseshoe e Antelope

Vi ricordate il treno lungo lungo? Beh ne sono passati nella notte, uno ogni 15 minuti e per quanto distante dalla nostra camera potesse essere, sono stato svegliato continuamente… il concetto di doppi vetri ed isolamento acustico pare sia sconosciuto negli States.
Facciamo una colazione compresa nel pernottamento non particolarmente soddisfacente, check-out e siamo subito in macchina direzione Page, città sperduta nel deserto famosa solo per due attrazioni: l’Antelope Canyon, inconsapevolmente sconosciuto ai più almeno fino a quando non spieghi che lo hanno avuto per anni sotto gli occhi come sfondo del pc di Windows 7 e l’Horseshoe Bend, un vista point su una scogliera altissima a picco sul fiume Colorado, fiume che disegna un ferro di cavallo.

La visita all’Horseshoe, in realtà era schedulata per l’indomani mattina, ma essendo di strada decidiamo di andarci subito.
La scelta si rivela opportuna perché avevo sottovalutato l’impegno richiesto, pensavo ci volesse meno e soprattutto che non fosse particolarmente impegnativa.
Arrivati al check point di ingresso, purtroppo essendo una riserva navajo, la tessera dei parchi non vale e dobbiamo quindi pagare, la guardia dopo averci dato una mappa, si accerta che avessimo acqua a sufficienza, spiegandoci che ci sarà da affrontare una chilometrata abbondante sotto il sole.

Parcheggiamo la macchina e ci avviamo per il sentiero dove l’ennesima guardia si raccomanda questa storia dell’acqua specificando che lungo il percorso non ci saranno né punti ristoro, né sorgenti d’acqua.
Intrapreso il cammino, il caldo è al limite del sopportabile, davanti a noi vediamo solo deserto, sabbia ed il cielo di un azzurro intenso, un colore molto profondo che non avevo mai visto prima.
Il percorso è delimitato da alcune staccionate e grosse rocce, transumanze umane lo percorrono nei due sensi.
Il caldo aumenta ma quello che ci preoccupa, è che stiamo camminando in discesa, a ritorno dovremmo quindi affrontarlo in salita.
Camminiamo per una ventina di minuti fino ad arrivare ad una balaustra, abbassiamo lo sguardo ed a picco sotto di noi, possiamo finalmente ammirare una delle meraviglie più imponenti di tutto il viaggio, una manifestazione della natura da togliere il fiato.
Sotto di noi, qualche centinaio di metri di strapiombo con questo corso d’acqua verde che disegna il ferro di cavallo, sul fiume si intravedono delle barchette, ma sono punte di spillo viste da quella distanza.
E’ pieno di gente, ognuno in cerca della posa e dello scatto perfetto.
Finalmente sfodero il mio selfie stick, oggetto che ho sempre criticato e guardato con un certo disgusto ma che alla fine mi sono sentito in dovere di comprare prima di partire, proprio per questa occasione.
Scatto delle foto bellissime, questa attrazione vale tutto il caldo, i chilometri e le ore di guida.
Scattate le 8000 foto, ripercorriamo in salita il percorso fatto per arrivare qui, fa un caldo insopportabile e non vediamo l’ora di rimetterci in macchina con l’aria condizionata e bere l’acqua gelata della borraccia termica.
Avevo decisamente sottovalutato questa escursione, documentandomi prima di partire e valutando il percorso su Maps, le distanze sembravano esigue… avevo considerato una mezz’ora per la visita, in pratica ci ha portato via due ore e per fortuna che l’abbiamo anticipata altrimenti l’indomani avremmo dovuto fare delle corse.

Non è ancora orario da check-in dell’hotel ma ci proviamo lo stesso, quantomeno vogliamo lasciare i bagagli che per tutto il tempo erano rimasti in macchina. La ragazza ci accontenta e ci da la prima camera disponibile.
Abbiamo giusto il tempo di posizionare in camera i bagagli e darci una rinfrescata quando dobbiamo ripartire per l’altra attrazione del viaggio: l’Antelope Canyon.

Sta cavolo di Antelope è stata maledetta per tutta l’organizzazione del viaggio: è uno di quei posti per cui è necessario prenotare la visita con mesi e mesi di anticipo, soprattutto per prendere il gruppo di visita della fascia oraria 12:00-14:00, quando i raggi del sole penetrano perpendicolarmente nel canyon accendendolo di colori pazzeschi.
E’ stato complicatissimo, non solo prenotare gli orari migliori, ma addirittura la prenotazione stessa: era tutto sold out. In fase di organizzazione, ho dovuto stravolgere tutto l’itinerario di viaggio per l’unica disponibilità che alla fine sono riuscito a trovare, di tardo pomeriggio. Quest’orario non mi rende particolarmente felice, ma se voglio ammirare quella che a detta di tutti è una delle grandi meraviglie del mondo, me lo faccio andar bene, soprattutto perché non penso che ritornerò mai da queste parti, certo non si può mai dire…

L’Antelope ha due tipi di percorso, l’upper ed il lower; dopo intense ricerche, capisco che c’è una netta divisione tra: chi predilige l’upper – dove è possibile assistere al fenomeno del light beam, bagliori della luce filtrante che unita a della sabbia che cade dall’alto, offre uno spettacolo meraviglioso, i contro sono che ti impolveri da capo a piedi e che per apprezzarlo al meglio devi andare nella famosa fascia oraria descritta sopra; chi invece dice che non c’è paragone: “il lower è molto più suggestivo”. Per via della disponibilità di orari e di queste ultime considerazioni, opto per il lower.
Stuzzichiamo una cosa al volo e raggiungiamo il botteghino dove dobbiamo ritirare i biglietti prenotati dall’Italia. Siamo in largo anticipo ma cogliamo l’occasione per riposarci un po’.

Alle 16:45 si forma il gruppo, la guida ci fa tirare fuori tutti i telefoni e ci suggerisce le impostazioni migliori per fotografare al meglio il canyon.
Iniziamo una specie di discesa negli inferi per dei cunicoli abbastanza stretti, si passa per delle scalette tipo quelle delle navi, tanto che anche sul sito e sui biglietti era specificato per le donne di vestire con pantaloni o shorts chiusi “per la propria privacy e per non far conoscere le proprie lune”.
Il percorso non è lunghissimo ma tra sali e scendi e le migliaia di foto, la visita dura un’oretta e mezza.
Come posso descrivere questo posto se non mostrandovi le foto pazzesche che sono riuscito a scattare. Avevano ragione è un’altra meraviglia che non si può assolutamente perdere.
L’acqua ha eroso e scavato questi canyon che, con il filtrare della luce e grazie alla colorazione rosastra, sembrano dei veli da sposa al vento, alcuni di questi assumono delle forme e fisionomie: c’è la tartaruga, il leone, l’aquila ed il cavalluccio marino… la guida impiega il suo tempo a farcele riconoscere tutte.
La giornata di oggi ci ha veramente arricchito interiormente, abbiamo avuto la fortuna di vedere delle meraviglie del creato che ci hanno sbalordito, le foto parlano da sole.

Torniamo in hotel che ancora c’è il sole e questa volta vogliamo approfittare della piscina, infatti in tutti gli altri hotel, a parte a San Diego una sola volta, non siamo mai riusciti a sfruttarla perché arrivavamo tardi nel pomeriggio e ripartivamo di prima mattina.
Ci buttiamo in acqua e manco a dirlo, dopo pochi minuti il sole inizia a tramontare, fa freschetto e decidiamo di ritornare in camera per docciarci e andare a cena.

Trip ci suggerisce “Big Johns Texas BBQ“, una steak house dalle migliaia di recensioni positive. Arriviamo nei pressi del locale ed all’aperto c’è un gruppo country che anima le decine di tavoli.
Sempre lì vicino, ci sono dei barbecue a legna grossi come delle locomotive, guardiamo meglio e c’è una fila di un centinaio di persone. Il locale chiuderà tra un’oretta, lì si mangia presto e con poca speranza ci mettiamo in fila. Dopo 10 minuti alle nostre spalle la fila si è allungata ulteriormente… o questo è l’unico ristorante del posto o qui si mangia veramente bene.
Ad un certo punto ho come un’illuminazione, lasciando la mia compagna in fila, vado dentro al ristorante nella parte al chiuso.
Chiedo alla cameriera se c’è possibilità di mangiare dentro e mi indica che ci sono una decina di persone prima di me e di lasciare il nome, ma che secondo lei si fa prima fuori dove ci sono molti più tavoli. Sicuramente non ha messo la testa fuori dal ristorante e non ha idea della mole di persone in fila: lascio il mio nome e dopo neanche 5 minuti vengo chiamato per accomodarmi al tavolo. Recupero la mia compagna e ci sediamo, neanche un paio di minuti ed il gruppo musicale smette di suonare.
Il posto è famoso per le ribs, le costolette cotte ed affumicate per ore a bassa temperatura: mai mangiato nulla di simile. Prendevi una costoletta e la carne di staccava dall’osso come fosse burro, il retrogusto di affumicato qualcosa di indescrivibile.
Questa giornata ci ha regalato tanto.

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