#13 – da Page in Moab, Monument Valley

La colazione del “Clarion Inn” è finalmente ottima, c’è tanto assortimento e prodotti di qualità: bacon, salsicce, yogurt, spremute e muffin.
Questo è stato l’hotel che abbiamo pagato di più, 180€ per una notte. Page è una piccola città del deserto, presa d’assalto per le due attrazioni descritte nel capitolo precedente e dove l’offerta ricettiva è sempre sold-out, la conseguenza sono quindi i prezzi alti.
Ci riempiamo i piatti ma non riusciamo a trovare un tavolo libero per poggiarci, questo anche grazie ad un gruppo di otto ragazzi italiani che avevano finito di mangiare da un pezzo ma continuavano ad occupare i tavoli. Una di questi, veramente insopportabile, in video-chiamata con la madre, decide di raccontare tutto quello che hanno fatto il giorno prima, non senza smettere di urlare: mi sono vergognato per lei, i soliti italiani.
Usciamo dalla sala breakfast e ci dirigiamo al bar della hall dove anche altre persone stanno consumando la colazione, sia al bancone, che su un enorme tavolo di marmo con degli sgabelli molto alti. Qui faccio amicizia con due ragazze thailandesi che vivono da tanti anni una in Canada, l’altra a New York. Mi vendo subito il fatto che siamo stati in Thailandia l’anno scorso e mi chiedono dell’itinerario seguito; chiacchieriamo un po’ sulle prossime tappe del viaggio, loro domani andranno a Las Vegas. Parlando di prossimi viaggi, ci esortano a visitare il Canada, che infatti è una delle mete che ci piacerebbe prima o poi visitare. Ci dicono che vorrebbero venire in vacanza in Italia e ci chiedono consigli su cosa vedere in una settimana.
La domanda è alquanto imbarazzante, affinché abbia un senso, dovrebbero come minimo vedere Roma, Firenze, Napoli e Venezia, ma considerando gli spostamenti, cosa potrebbero vedere in 1-2 giorni in queste città? Solo per Roma non credo che sia sufficiente una settimana, figuriamoci 1 o 2 giorni…
Rifocillati ed appagati dalla prima colazione e dal bellissimo soggiorno presso questo hotel, facciamo rifornimento all’auto ed acquistiamo le solite scorte d’acqua e viveri prima di partire alla volta della Monument Valley dove arriveremo con due ore di viaggio.

L’ingresso nella Monument Valley, essendo riserva Navajo, è a pagamento e la tessera parchi non vale. Superato il check-point di ingresso, saliamo sopra al promontorio dove è situato il visitors center. Da qui si scattano foto meravigliose dei tre monoliti che svettano nel deserto, molto vecchio west.
Una delle cose che avrei dovuto fare prima di arrivare, sarebbe stato prenotare l’escursione guidata con i nativi americani, che con delle grosse jeep e fuoristrada, ci avrebbero dovuto condurre su alcuni percorsi inaccessibili sia alle auto che a piedi; tra una cosa e l’altra in fase di organizzazione, non avevo trovato il tempo di vagliare le varie opzioni e scegliere il giusto pacchetto, avevo rimandato la cosa fino a dire: “quando arriviamo, vediamo sul posto”.
Avevo letto che con i tour organizzati, si sarebbe attraversata la scenic drive, strada in terra battuta che si addentra nel deserto fino sotto ai monoliti; dal visitors center vediamo la strada in questione e decine di auto e pick-up che la percorrono nei due sensi.
A ben vedere non c’è altro da fare in questa riserva, abbiamo impiegato due ore per arrivarci e ne abbiamo di fronte altrettante per arrivare in Moab dove pernotteremo.
Scattate le centinaia di foto ai monoliti, non ci resta altro che affrontare in macchina la scenic drive: il cartello all’ingresso dice che è possibile accedervi con qualunque tipo di auto ma che la strada è dissestata e vi si accede a proprio rischio e pericolo.
Percorriamo i primi cento metri, la strada rossa battuta molto compatta è molto simile a quella dei campi da tennis. Man mano che procediamo però, la strada inizia a farsi sempre più stretta e bisogna fermarsi in alcuni punti e tornanti pericolosi per far passare le macchine nel senso opposto.
Il mio “snaso” inizia a percepire che stiamo facendo una cazzata…
Continuiamo ad andare avanti per un paio di chilometri e la strada si fa sempre più impervia, cominciano ad esserci parecchi dossi e buche da evitare fino a quando sui tornanti che stiamo percorrendo in discesa, la terra diventa brecciolino abbastanza grosso, se non dosi bene il gas, le ruote slittano.
A questo punto ripenso a quella postilla del contratto della macchina a noleggio che dice che l’assicurazione non coprirà danni all’auto, qualora si siano percorse strade pericolose e dissestate.
Mi cago definitivamente sotto, sia per gli eventuali danni, il nostro viaggio sarebbe poi finito lì, sia perché alcuni punti sono decisamente pericolosi.
Faccio inversione al primo slargo e penso a quelle che adesso sono salite sul brecciolino prima di poter uscire da questi sentieri: non sono sereno per niente.
Tra una slittata di qua ed una di là, riusciamo ad uscire e riconquistare l’asfalto, la macchina è salva, noi siamo salvi.
Mi sarebbe piaciuto andare con l’uniposca ad aggiungere al cartello che diceva che la strada era percorribile da qualunque auto: “sì, col @@@@@!!!” – e noi avevamo un SUV, pensa con una berlina. Sicuramente sono io che non ero tranquillo per via del noleggio, ma non ve lo consiglio proprio.
Forse starete pensando che sarebbe stato meglio affidarsi al tour organizzato dai nativi sulle loro jeep e fuoristrada: perfetto, come no.
Durante la nostra permanenza sulla scenic drive, abbiamo visto decine di questi fuoristrada con i turisti caricati sul pianale di carico dei pick-up in stile “mujahidin”: persone con sciarpe ed indumenti di fortuna avvolti intorno a naso e bocca, con occhiali da sole e cappelli, che sobbalzavano sul retro di questi fuoristrada ad ogni buca, intenti a non respirare le costanti folate di sabbia e terra rossa.
Se avessimo prenotato una cosa del genere ce ne saremmo pentiti amaramente, così come stanno facendo quelli che abbiamo incontrato, le loro facce erano inequivocabili: non voglio pensare cosa mi avrebbe detto la mia compagna se l’avessi portata in una situazione del genere.
Monument Valley: bella bellissima… ma ce ne possiamo anche andare.

Non vedo l’ora di raggiungere il “Forrest Gump Point”, che cos’è? È il punto in cui, sullo sfondo dei monoliti della Monument Valley, Tom Hanks termina la corsa: “avevo corso per 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore”. Non sapete di cosa stia parlando? Beh, avete delle grosse lacune cinematografiche, di corsa a rivedere Forrest Gump!
Ovviamente voglio replicare la corsa a piedi in mezzo alla superstrada con lo sfondo dei monoliti… ma dove sarà il punto esatto? Lo capiamo immediatamente: decine di macchine parcheggiate con altrettanti “decorticati” come me a fare la stessa cosa.
Sono stato troppo contento di aver fatto ed immortalato questa cazzata!

Risaliamo in macchina e ci fermiamo da “Denny’s” per uno “slamburger”: panino con hamburger, bacon, uovo fritto all’occhio di bue e rosti di patate, una vera sciccheria, ottimo!
Dopo qualche ora di viaggio siamo in Moab.
Anche qui parliamo di una cittadina nel deserto con poche offerte ricettive, facciamo il check-in e prendiamo possesso della camera: questa pure lascia molto a desiderare.
Ci riposiamo e la sera andiamo a mangiare la pizza in un ristorante italiano, impasto napoletano e risultato più che soddisfacente.
I dolci sono pochi e non ci attira nessuno in particolare, cerchiamo qualcosa di vicino su Trip e troviamo una yogurteria.
Paghiamo il conto e dopo 5 minuti di passeggiata arriviamo alla yogurteria, strepitosa: scegli la dimensione della coppetta, poi ci sono dei dispenser con i vari gusti di gelato (vaniglia, cioccolato, caramello etc…), una volta riempita la coppa, passi vicino ad un carrello dove ci sono decine di ciotolinine per personalizzare il tutto; pezzi di frutta di tutti i tipi, granelle varie, noccioline, smarties e dosatori con sciroppi e cioccolate liquide varie per il topping finale.
Creata la composizione si va in cassa, ti pesano la coppa e paghi: manco a dirlo, gelato spettacolare!
Facciamo quattro passi prima di tornare al motel e andare a dormire.

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