#15 – da Panguitch a Las Vegas, il Bryce Canyon

La mattina ci svegliamo, sereni e riposati, richiudiamo le valige e andiamo a fare colazione. Entriamo nella sala da pranzo della casa dove vive la proprietaria… se la camera ci ha stupito, questa sala ci rapisce: sempre in stile shabby, ci sono tantissimi oggetti magnifici, da una stufa antica ad una sezione di pale in ferro di un mulino, di quelli che stanno fuori ai ranch…
La tavola è apparecchiata finemente, altri ospiti sono seduti al tavolo vicino: l’ambiente è confortevole.
A tavola, ognuno nel proprio piatto ha un calice con della crema chantilly, fragole e dei cornflakes come topping: la crema è fatta in casa, si sente ed è buonissima.
Dopo poco compare la proprietaria che ci porta due piatti uguali, uno per me ed uno per la mia compagna, ognuno con due bruschette, una con sopra un uovo all’occhio di bue e bacon, l’altra con guacamole, una fetta di pomodoro ed aceto balsamico, ottime… il tutto accompagnato da spremuta d’arancia e caffè americano.
Senza dubbi, questo è stato il pernottamento e la colazione migliore di tutto il soggiorno e mentre scrivo, qualcuno che sbircia qua di fianco, mi dice: “io a Panguitch ci tornerei ora, per una settimana”.

A malincuore salutiamo la proprietaria e ci dirigiamo verso “Chevron”, una catena di stazioni di servizio dove mi trovo molto bene, infatti cerco di far benzina sempre qui, in particolare mi piacciono molto gli store dove facciamo rifornimento di acqua, snack, qualche panino ed il mio amato “Snapple”.
Lo “snapple” è un tè senza zucchero che mi ha salvato per tutta la vacanza; già in Italia ho un po’ di difficoltà con il caffè, o è particolarmente buono e zuccherato, o mi disgusta. Dal momento che da qualche tempo sto cercando di limitare gli zuccheri inutili, ho iniziato a prendere il cappuccino amaro, che non mi da problemi; con il caffè invece non mi riesce proprio, tutti dicono che ci si abitua ma sono 3 mesi che la pausa caffè a lavoro diventa momento di smorfie. È finita che mi fa talmente schifo che non bevo più caffè neanche a lavoro.
Dopo queste premesse, può piacermi il caffè americano? È cosi che lo “snapple” ha sopperito alla necessità di stare sveglio e concentrato guidando per ore su strade dritte centinaia di chilometri.
In mezz’ora arriviamo al check-point del Bryce Canyon National Park, anche qui vale la tessera parchi, che gioia!
La strada per arrivare è stata bellissima, molta natura, corsi d’acqua e ciclabili infinite che collegano un paesino all’altro su sfondi mozzafiato.

Il parco è incantevole, strade asfaltate che entrano dentro questo immenso polmone di abeti, boschi e sentieri.
Su questo parco siamo abbastanza preparati e dopo aver parcheggiato la macchina, ci addentriamo a piedi dentro il bosco in direzione dell’anfiteatro. Qui ci sono chilometri di ciclabili, è fantastico.
Attraversiamo il bosco e in lontananza vediamo una strada che costeggia un lungo parapetto, decine di persone appoggiate alla staccionata di protezione.
Ci affacciamo e vediamo l’anfiteatro: sotto di noi si stagliano i caratteristici pinnacoli, che gli americani chiamano hoodoos, come fossero delle guglie gotiche, formati da rocce erose dall’azione di acque, vento e ghiaccio. I pinnacoli hanno un colore che varia a seconda di come vengono colpiti dai raggi del sole, nel complesso vanno dal rosso, al giallo, al bianco.
E’ veramente uno spettacolo della natura e dopo aver scattato foto in tutte le angolazioni possibili, andiamo alla ricerca del Navajo Loop Trail, un percorso ad anello da affrontare a piedi della lunghezza di oltre 2 km e con 170 m di dislivello.
Individuiamo il percorso e capiamo che ci sono due possibilità: affrontarlo in senso orario o antiorario. Il percorso antiorario prevede di scendere nella valle, nel cuore dell’anfiteatro, attraverso decine di tornanti abbastanza ripidi, poi c’è tutta una parte che dall’alto non si scorge; intravediamo un altro sentiero per il quale si risalirà al punto di partenza, questo ci sembra meno ripido e per questo motivo, pensando che i tornanti in salita sarebbero devastanti, optiamo per il senso antiorario.
Iniziamo la discesa dei tornanti, in questo momento all’ombra, fa caldo ma qui non si avverte particolarmente.
La camminata è piacevolissima, certo devi stare attento a dove metti i piedi, ma si percorre senza particolari problemi… del resto siamo in discesa.
Gli scorci sono quadri e le foto magnifiche, il cielo è di un blu profondo ed i pinnacoli gialli sono un’esplosione cromatica.
Da valle, dall’interno del canyon, ci sono degli alberi che sono cresciuti in altezza per decine e decine di metri per andare a prendere il sole, sono maestosi e si stagliano fieri verso il cielo.
Nel giro di una mezz’ora arriviamo a valle, dove non ci sono più i pinnacoli che invece rimangono di sfondo: qui c’è vegetazione, alberi e altri percorsi che si potrebbero seguire per allungare il giro. Il pensiero non ci sfiora neanche, diventerebbero troppi km.
A questo punto comincia la risalita: tutta sotto il sole e per altri tornanti, diversi da quelli della discesa, ma comunque decisamente impegnativi.
Come buona abitudine, ci siamo portati due litri d’acqua che ci sono serviti tutti.
Quando arriviamo in cima siamo veramente sfiancati, più che dai km, dal caldo e dalla salita.
Posso dire a mani basse che fin qui, questo è il parco più bello che abbiamo visto…

Rimontiamo in macchina e le 4 ore di viaggio che ci separano da Las Vegas mi sembrano l’occasione per riposarmi, certo dovrò cercare di non addormentarmi mentre guido.
Lungo la strada ci fermiamo da “Denny’s”, ormai una garanzia ed ordiniamo i nostri burger preferiti.

A Las Vegas eravamo già stati 10 anni fa, ma ci eravamo arrivati in aereo: in macchina parliamo di follia pura.
Gli americani alla guida hanno grande senso civico, ma non a Las Vegas.
Corrono come matti, tagliano la strada, se metti la freccia e cambi corsia, da dietro non rallentano minimamente, per loro quella corsia è una monorotaia e ti vengono addosso, se tante volte vedono un minimo di esitazione, si attaccano al clacson, sembra quasi di stare a Roma… non sembrano nemmeno intimoriti dalle varie “police patrol interceptor”, macchine della polizia mastodontiche e con il paraurti anteriore da sfondamento, sempre in agguato.

Tra svariati smadonnamenti nel traffico, arriviamo al Bally’s, all’ingresso principale. Mi fermo per scaricare i bagagli e lascio la macchina parcheggiata temporaneamente in una zona dove non dava fastidio a nessuno e che penso sia adibita proprio a chi come me, è in fase di check-in.
Scarichiamo le valige e ci dirigiamo alla fila per il check-in, mai visto nulla del genere, sembra di stare alle poste: ci sono almeno una decina di sportelli, tutti pieni.. la fila non scorre ed io sono in fermento per la macchina lasciata un po’ così.
Finalmente è il nostro turno e mi faccio spiegare sommariamente dove dovrò parcheggiare la macchina che giuro non riprenderò se non per andarmene da Las Vegas.
Se siete in macchina, l’hotel con il parcheggio a Las Vegas è tutto: pochissimi lo offrono gratuitamente ed in genere sono alberghi a 5 stelle, altri invece come il nostro, offrono dei prezzi agevolati, 10$ al giorno che non sono nulla rispetto ad alcuni in cui si arrivava anche a 50-60$.
Il piccolo dettaglio che non avevo capito quando prenotai qualche giorno prima, era che il parcheggio sarebbe stato in un multi-piano a 5 minuti a piedi dalla struttura, direte voi: “che problema c’è?”
A piedi 5 minuti, in macchina per arrivarci bisogna ributtarsi nel traffico e fare un “giro di Peppe”.
Riprendo la macchina per portarla al parcheggio e già mi avevano messo sul parabrezza un inquietante foglio con su scritto che la macchina verrà rimossa dal carro attrezzi.
Lì per lì non capisco se è una minaccia o se già mi hanno fatto la multa, fatto sta che dopo un quarto d’ora riesco a raggiungere il multi-piano e parcheggiare per i prossimi 3 giorni l’auto senza dovermene più preoccupare.
Il multi-piano, in comune con l’albergo “Paris”, è collegato con scale mobili e passaggi interni.
Ritrovo finalmente la mia compagna che dopo il check-in avevo mollato da una parte con le valige, saliamo in camera.
Il Bally’s è un 3 stelle, ma è come se ne avesse 4 e più, la camera è enorme, con due letti king size.

Provati dalle camminate nel Bryce e dalle ore di guida, ceniamo con della pizza da asporto, un passaggio veloce al casinò e andiamo a dormire.

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