Addio al celibato sui Simbruini

“E Giacomino si sposa…” – eh sì, è “capitato” anche a me 😉

Se qualche anno fa, qualcuno mi avesse chiesto come avrei immaginato il mio addio al celibato, avrei pensato al film “Una notte da leoni”, 4 amici che vanno a Las Vegas e ne combinano di ogni.
Purtroppo o per fortuna le cose cambiano, mettiamoci dentro la pandemia ed il covid-19, ne consegue che organizzare un viaggio non era proprio possibile.
Però qualcosa voglio fare, la sola idea di non fare nulla mi mette un po’ di tristezza e dal momento che con il team abbiamo in programma di tornare sui Simbruini in Abruzzo per un giro bike, contatto l’organizzatore e gli dico: “sai mi piacerebbe sfruttare l’occasione dell’uscita per fare un po’ di festa, che ne pensi se ci organizziamo in modo che a fine giro facciamo una bella braciata?”
Colgo subito un certo entusiasmo e soprattutto una disponibilità che, seppur ci conosciamo da pochi anni, solo un amico potrebbe.
E così iniziano una serie di messaggi e note vocali sull’organizzazione della braciata, stiliamo una lista precisa di tutto quello che dobbiamo comprare e portare, dalla carne, al pane e vino, ai vassoi e i forchettoni.
La cosa funzionerà così, il presidente con il suo mitico pandino stracarico di tutti i viveri e le vettovaglie, andrà a parcheggiarlo di buon ora nei pressi della zona attrezzata con barbecue e tavolini nella Piana di Camposecco. Da qui in bicicletta si dirigerà verso il punto di partenza del giro a Camerata Nuova.

Arriva il fatidico giorno e alle ore 8.30 del mattino siamo una “sporca dozzina” in sella alle nostre bici presso il parcheggio di Camerata.
Qui mi fanno una sorpresa bellissima: hanno stampato per tutti i partecipanti un pettorale (che nelle gare e nelle cicloturistiche viene montato sul manubrio della bici) con una mia foto e la scritta “è finita la pacchia -28gg”. Vedere tutti gli amici esporlo sulla propria bici è stato veramente un gesto che, non solo mi ha fatto piacere, mi ha anche commosso.
La seconda sorpresa è una bambola gonfiabile in miniatura, che mi sono dovuto legare allo zaino e portare per tutto il giro: una sciccheria!

In questa occasione vi risparmio la descrizione del giro e soprattutto della sua bellezza; i paesaggi sono mozzafiato, l’aria è “pizzicoreccia”, c’è il sole a picco ma l’aria è fresca… si sta benissimo.
Il giro ad anello, prevede quindi di partire da Camerata, addentrarsi nei vari sentieri e soprattutto ero in fissa con il voler raggiungere la vetta di Monte Autore di cui, in particolare dalle foto viste in giro, mi affascinava un fantoccio dove chi lo raggiunge appende un piccolo ricordo, un braccialetto, un cappellino, una bandana; una volta raggiunta la vetta a 1850 mt, raggiungere Camposecco per l’agognata braciata.

Sarà stato perché abbiamo fatto mille foto tutti insieme con panorami e scorci che non potevano rimanere impuniti, sarà stato perché quando si è in tanti il ritardo è inevitabile, vuoi che, e questa è sicuramente la tesi più accreditata, abbiamo fatto male i conti, ma appena iniziata la scalata verso Monte Autore era circa mezzogiorno e mezza.
Il presidente mi dice: “…per salire in vetta ci vogliono almeno 2 ore, poi dobbiamo riscendere e arrivare al campo base, minimo un’altra ora, il tempo sta anche cambiando… arriveremo alla braciata alle 15..16 con il fuoco da accendere; facciamo troppo tardi: dobbiamo lasciar perdere la vetta”.
Il mio disappunto è totale: avevo incentrato tutto su due cose, la braciata ed il fantoccio in vetta… però non c’è storia, ha ragione, se ci vogliamo godere il barbecue, dobbiamo lasciar perdere la vetta.
Faccio pace con me stesso e raggiungiamo Camposecco, una braciata memorabile: il presidente ha pensato a tutto, “o vino bono dei Castelli” venduto sfuso, la carne e le salsicce del macellaio di fiducia, provoloni, olive e patatine, salamelle e bruschettame vario ma soprattutto gli amici e le risate.
Ovviamente si festeggia e nessuno bada a moderarsi nel cibo e nel vino, tanto l’intenzione è poi quella di “morire” sul prato al sole e sonnecchiare qualche ora prima di fare rientro a Roma.
Stiamo veramente bene e sinceramente credo che quando si parla di vita, parliamo di situazioni così.

Io però non ci sto, il tarlo, la “ralla” come la definisco io, è qualcosa che quando mi parte, quando mi entra in testa… non ce n’è.
Come già dissi una volta durante un’altra uscita epica, sotto la cascata di San Giuliano, scesi dalla bici ed esclamai a tutti: “si vive una volta sola, io non lo so se domani stiamo su questa terra” – mi levai le scarpe e mi buttai, fu uno dei bagni più rigeneranti ed appaganti che ricordo, soprattutto dopo che avevamo fatto 5 ore di bici sotto al sole… neanche ve lo dico che chi era in dubbio si buttò con me sotto la cascata.
Allo stesso modo sui Simbruini esclamai: “preside’ …io salgo a Monte Autore!”.
L’incredulità era generale, vidi in quel momento un amico steso per terra mezzo collassato, eravamo “fatti” di pane, carne e vino…
Il presidente, più matto più di me, su queste cose è una garanzia: “Namo!” (Andiamo!)
Alla fine eravamo solo 5 “arditi” a partecipare all’impresa, c’era chi doveva rientrare e chi veramente non se la sentiva.
Rassettiamo il campo, carichiamo tutte le cose avanzate nel pandino, riprendiamo le bici e partiamo: impieghiamo un’ora solo per ripercorrere una parte del sentiero, poi un’altra ora e mezza per salire in vetta.
Che ve lo dico a fare, sembravamo dei cavernicoli, quando siamo arrivati in vetta qualcuno ha esclamato: “ci siamo arrivati a forza di rutti e scorregge!” – credo si intendesse dire che, data la pesantezza del pranzo, pedalare in piena digestione, era stato particolarmente “sfidante”.

Arrivati in vetta il panorama è mozzafiato, il fantoccio con le collanine ed i vari cimeli di chi è arrivato lì prima di noi, veramente emozionante. Noi ci abbiamo lasciato il pettorale del mio addio al celibato.
Dopo aver scattato mille foto da tutte le prospettive, aver mandato video a chi ci aveva detto che eravamo matti e che non saremmo mai arrivati in cima, abbiamo girato le bici e ci siamo fatti 40 minuti senza pedalare di totale discesa fino alla macchina.
Arrivato a Camerata Nuova, mi sono seduto al bar, al tramonto, per sorseggiare un tè freddo e riflettere sulla giornata appena vissuta, per poi riprendere la macchina e rientrare a casa.

Una giornata stupenda, un “addio” andato oltre ogni aspettativa ed immaginazione, qualcosa che ricorderò per sempre.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *