in bicicletta

Non avevo compiuto 10 anni, quando mio padre per motivi di lavoro, viene trasferito in Belgio in un paesino vicino Bruxelles.

Sono gli anni più belli della mia infanzia…

Noi bambini vivevano in sella, chi alle BMX, chi già alle prime mountain bike (MTB).
Ricordo il piazzale antistante la scuola, che raggiungevamo in bicicletta, con parcheggiate nelle rastrelliere centinaia di bici; erano talmente tante che a volte era difficile ritrovare la tua.

Quando alle 16:00 suonava la campanella, le porte si spalancavano ed orde di ragazzini correvano a recuperare la propria bici per tornare a casa.
Immaginatevi un paesino alla “Stranger Things”, tante villette tutte uguali costruite con legno e mattoni rossi, quasi tutte su un solo piano, ognuna con il proprio giardino, il box ed un piccolo viale fiorito fino alla porta di casa. Dalla bicicletta si scendeva in corsa lanciandola, per correre in casa e recuperare la merenda preparata da mia madre.
Un toast o un panino, una spremuta e via alla velocità della luce pedalando di corsa per raggiungere gli amichetti ed andare a giocare per prati e boschi.

Tornati a Roma dopo circa quattro anni, comprai una bici usata che usavo saltuariamente per qualche passeggiata sulla ciclabile da ponte Milvio a Castel Giubileo con il mio amichetto delle medie, il paragone con l’uso che se ne faceva in Belgio è a dir poco improbabile.
Sinceramente non ho memoria di come sia finita con questa bicicletta, ma credo che fu rivenduta se non buttata quando cambiai casa.

Dal liceo in poi, il mio rapporto con la bicicletta ha subito una separazione netta, dovuta al fatto che si viveva in motorino e gli interessi erano altri.

Due anni fa, ho vissuto il periodo più difficile e più brutto della mia vita e dopo mesi terribili, viene a mancare mia madre… troppo presto.
Il disagio ed il malessere interiore sono incolmabili, in particolare per come si sono svolti e succeduti i tragici eventi.
I dispiaceri, l’assenza di quello che consideravo il mio miglior amico, il mangiare male diviso tra il lavoro e gli orari di visita dell’ospedale, mi riducono fisicamente uno schifo: sono ingrassato come non mai ed anche le mie analisi del sangue fanno pietà, il mio endocrinologo dice alla mia compagna che se continuo così, prima o poi mi troverà morto nel sonno a bocca aperta.

Sinceramente non ricordo come e quando l’abbia deciso, ma dopo qualche settimana mi ritrovo al negozio della CUBE.
La biciclette in questi anni si sono evolute in modo impressionante, prima si dividevano in bici da corsa o MTB, adesso sotto quest’ultima classificazione si sono sviluppate molteplici categorie: Cross Country, Down Hill, Enduro… ognuna con geometrie, marchi e componentistica dedicata.
Quando entro nel negozio, il commesso mi chiede: “che tipo di ciclista sei, cosa devi farci con la bicicletta?
Mi sembra una domanda inopportuna, a me serve una bicicletta con le marce per andare ancora non so bene dove; in effetti facendo un giro nello showroom, vedo decine di prezzi e modelli differenti… non ci capisco veramente nulla e all’incalzare del tipo: “devi andare nei boschi, ciclabili… parchi?”, queste non mi sembrano delle opzioni che si escludano l’un l’altra e quindi asserisco: “ecco sì, queste cose!”.
Il tipo capisce la situazione, ovvero il mio totale obnubilamento sull’argomento e dopo poca contrattazione, compro una CUBE ANALOG 2017, scelta fondamentalmente per il prezzo, 650 € che mi sembrano una cifra esagerata e per i colori.
Mi sembra una bici incredibile, freni a disco idraulici, 27 marce, una grossa forcella ed una livrea celeste veramente bella.

La prima uscita con la CUBE prevede di arrivare da casa a ponte Milvio e tornare indietro, non mi preoccupo di quanti km siano; qualche giorno fa, ritrovo un post su facebook con la prima foto in bici di quella giornata dove mi immortalo sul ponte e scrivo: “e adesso come torno a casa?
Avevo fatto 9 km per arrivare “a ponte”, mi sembrava un’impresa e avevo di fronte a me altri 9 km per tornare a casa… sono un “pazzo”.
Da questo momento in poi la bicicletta mi prende sempre più ed inizio a percorrere la stessa ciclabile allontanandomi sempre di qualche km in più.

Inizio a scoprire tutti i parchi che mette a disposizione Roma: villa Borghese, villa Pamphili, villa Ada, Acquedotti…
Più pedalo, più mi sento meglio, più fatico, più mi sento in dovere di mangiare più sano, dimagrisco e le analisi migliorano sensibilmente, ovviamente rimango sempre un gran mangione ma con un certo criterio.

Sempre su facebook, un amico che non sento da parecchio, condivide la locandina di un’uscita organizzata da un negozio di biciclette intitolata “da Capranica a Civitavecchia lungo la ferrovia abbandonata”. Vedo qualche foto e mi sembra una figata pazzesca: strade sterrate, lunghe gallerie buie dove serviranno dei faretti, ponti, fiumi, guadi e panorami… certo i 50km previsti non li ho mai fatti in vita mia e mi preoccupano molto.
Contatto l’amico e mi rassicura fino a convincermi.

Al termine di questa escursione sono completamente ricoperto di fango, cammino zoppicando per la fatica, parlo a malapena e sono esausto: ho un sorriso enorme, ho avuto un discreto assaggio del piacere che regala la MTB, strumento per stare da soli o in amicizia in mezzo alla natura: è qualcosa di meraviglioso che mi rimette al mondo.

Il tempo passa e comincio ad esplorare posti nuovi, quando esco mi piace fare foto a natura, animali… a me stesso sulla mia bici.
Inizio anche a partecipare alle “pedalate di luna piena“, iniziativa di critical mass dove si sa la partenza ma non si conosce nè tragitto nè arrivo, non ci sono veri e propri organizzatori e si pedala di notte con i faretti per il centro di Roma, ci sono personaggi con casse da discoteca sulla bici, musica, luci e centinaia di persone felici: la gente per strada è estasiata nel vedere un fiume di bici così importante, ci fotografano e fanno video.  
Pubblico le foto su facebook delle mie uscite e dopo qualche tempo mi contatta un ex collega in un precedente lavoro che mi dice: “sai, ho da poco comprato una bici, ho visto che tu esci molto… ti va se una volta usciamo insieme?
Oltre a riscoprire una conoscenza, le uscite con quello che poi diventerà un amico diventano sempre più frequenti.

Nel frattempo iniziamo a capirci qualche cosa, cambiamo pezzi della bicicletta, compriamo pedali e scarpette con gli agganci, acquistiamo abbigliamento tecnico e mi compro il ciclocomputer.
Il ciclocomputer segna un punto di svolta: non solo posso monitorare i km fatti, le calorie bruciate e le tempistiche, ma potrei anche seguire delle tracce (.gpx), percorsi fatti da altri, come fosse un navigatore
Con il mio amico, arriviamo al punto che i percorsi cittadini, sono quasi sempre gli stessi e ci hanno stufato, la ciclabile ci nausea e cerchiamo qualcosa di nuovo: scopriamo wikiloc.
Wikiloc è un’applicazione dove i biker condividono le tracce gpx delle proprie uscite corredandole di immagini, commenti e descrivendone asperità e livelli di difficoltà.
La cosa ci stuzzica ed iniziamo a scambiarci note vocali da 20-30 minuti dove parliamo solo di bici ed uscite.

Per diversi mesi iniziamo a seguire diverse tracce ed andare alla scoperta di boschi, sentieri e percorsi scaricati da questa applicazione.
Alcune uscite sono divertenti, altre si rivelano un flop totale: seguendo le tracce ci troviamo spesso in proprietà private con pastori arrabbiati, cani, cancelli e sbarre, zone recintate che ti costringono a tornare indietro.
La frustrazione è molta: io sono un tipo che se ho percorso diversi km e la situazione si fa impervia, faccio fatica a tornare indietro pensando che prima o poi la situazione migliorerà, il mio amico è più prudente e preferisce tornare indietro per la strada conosciuta.
La situazione non è più sostenibile, abbiamo una fame di natura e posti nuovi ma rischiamo troppo avventurandoci da soli… capiamo che dobbiamo affidarci a gruppi e “gente” che ne sa più di noi, iniziamo quindi una ricerca su FB.
Un giorno il mio amico mi condivide il link di un gruppo di MTB dei Castelli Romani e mi chiede: “che ne pensi di questi, mi sembra che facciano uscite simpatiche?” …neanche finisco di leggere, che chiamo il presidente di questo gruppo.

Ad un anno di distanza da quella telefonata, ci siamo tesserati con la squadra, abbiamo fatto decine e decine di uscite nei boschi, partecipato a svariate cicloturistiche, ma soprattutto conosciuto una marea di persone fantastiche, alcuni diventati amici, con cui condividiamo questa passione magnifica.

Da sei mesi ho venduto la CUBE e preso una TREK procaliber 9.7 sapendo bene quello che stavo comprando e che utilizzo volevo farne: telaio e cerchi in carbonio, monocorona 12v, tubeless… un altro modo di andare in bicicletta, cambiamenti radicali con miglioramenti pazzeschi.

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