#17 – da Las Vegas a Mammoth Lakes

Oggi giornata di spostamenti, dobbiamo lasciare Las Vegas e raggiungere Mammoth Lakes e saranno 5 ore di macchina.
Mammoth Lakes è l’ennesima situazione di scelta di motel nel paesino più vicino all’attrazione del giorno dopo, ovvero lo Yosemity National Park, altro parco che ho avuto per parecchio come sfondo del desktop del Mac Os.

Mentre guido non posso fare a meno di guardarmi il polso, ieri per l’anniversario, ho ricevuto un “tennis”, un bracciale formato da tanti quadratini neri luccicosi simil swarovsky uniti tra loro.
Mi è stato consegnato dicendo: “sentiti tranquillo, probabilmente non ti piace… non ti fare problemi, lo possiamo cambiare”.

Con questa premessa, sicuramente devo aver scartato il pacchetto con una certa diffidenza, forse un naso un po’ storto come di chi controlla sotto la suola se tante volte ha pestato un cacca…

Aggiungo che non ho mai portato bracciali in vita mia e da pochi anni porto l’orologio che in passato mi ha sempre dato fastidio.

Indosso questo bracciale e sono abbastanza perplesso: l’oggetto in se è molto bello, ma indossato sul mio polso pelosetto, sinceramente stona… sembra un bracciale troppo fino, ho l’iniziale sensazione che sia un po’ da donna; lo indosso comunque, senza troppa convinzione.

Mentre guido mi ci va l’occhio ripetutamente e tutto sommato non mi sta male, era solo questione di abitudine.

Per pranzo sostiamo dal solito “Denny’s”, scendo dalla macchina e prendo dal portabagagli lo zaino con la reflex, i documenti ed altre cose che non mi sento di lasciare: ci accomodiamo e prendiamo i soliti burgers che ci piacciono tanto, una pepsi a refill e ripartiamo.

Le ore in macchina passano ascoltando SiriusXm, un’applicazione satellitare con centinaia di stazioni radio, in particolare sia assidui ascoltatori di “90s on 9”, dove ripropongono tutta musica anni 90: musiche stupende, colonne sonore dei viaggi in europa di quando vivevo in Belgio da piccolo, tanta nostalgia…

Arriviamo a Mammoth Lakes al “Motel 6”, faccio per aprire la portiera della macchina e mi accorgo di non avere più al polso il tennis: l’ultima volta che l’ho visto era prima del pranzo, nel frattempo non abbiamo fatto altre soste, devo averlo perso quando scendendo dalla macchina ho preso lo zaino, unico momento in cui in effetti avevo varie cose in mano e si potrebbe essere impigliato.
Da qui in poi la mia compagna si convince che io l’abbia buttato di proposito perché mi faceva schifo… hai voglia a giurare che non è andata così. Questo fatto mi ricorda una volta che le dissi: “guarda questo vestito non ti sta tanto bene, non ti valorizza” – lei mi rispose “ok, ho capito sono un cesso a pedali” – che tra parentesi è proprio un’espressione che non mi appartiene. Dopo qualche giorno è diventato che io le ho detto “cesso a pedali”!

Dopo aver smontato la macchina senza successo in cerca del tennis, ci dirigiamo subito al Motel, facciamo il check-in e molliamo le valige.
Siamo stanchi e non vediamo l’ora di andare a cena per poi così andare a dormire, anche domani sarà una giornata molto impegnativa, diverse ore di guida e visita in giornata di una riserva naturale grossa quanto il Lazio dove chi la visita di solito ci trascorre diversi giorni… sarà un’ammazzata.

Tramite “Trip” andiamo a cena nel più quotato ristorante del posto, squadra che vince non si cambia ed io continuo ad ordinare zuppe di vongole e granchi reali, cena ovviamente deliziosa.
Mammoth Lake è bellissima, è un paesino montanaro in mezzo ai boschi dove vedi solo pick-up che vanno all’ipermercato, che di solito è leroy marlen, ikea e la conad nello stesso negozio, a fare provviste come se a breve arriverà il giorno del giudizio e bisognerà inchiodare le finestre con le tavole di legno…

Facciamo rientro al motel, questa volta veramente essenziale giusto per dormire, ci colpisce che tutti i cestini dell’immondizia esterni, sia nel paesino che nel Motel, sono blindati con dei cartelli di attenzione agli orsi.
La mia compagna vorrebbe tanto trovarsene uno alla finestra della stanza al piano terra, io meno sinceramente.
Anche qui i soffitti/pavimenti di legno scricchiolano in modo assurdo al camminare dei clienti delle camere del primo piano, questa è una cosa che vi dovete segnare bene, se potete scegliete sempre ultimi piani!

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