#03 – da San Francisco a Monterey

Contrariamente a quanto suggeriscono in molti, Union Square, è vero che è il centro di San Francisco, ma non è la zona più bella. Quasi tutti gli hotel non hanno doppi vetri ed il frastuono della notte tra sirene della polizia, ambulanze, unito a qualche schiamazzo qua e là, non lo rende un quartiere tranquillo.
La mattina ci svegliamo, facciamo il check out e molliamo le valige alla reception. La cosa più importante della giornata, oltre a ritirare la macchina alle 11:00 da Alamo, è quella di risolvere il problema connettività del telefono, dobbiamo necessariamente acquistare una SIM americana per avere la possibilità di usare il telefono come navigatore, seguire tutti gli itinerari salvati, raggiungere le famose “stelline” di Google Maps e consultare Tripadvisor per decidere dove mangiare.
Andiamo spediti al primo negozio AT&T, sapendo già che a differenza della Thailandia dove la SIM per un mese l’avevamo pagata circa 5€, qui sarebbe costata 65€. Non si sa bene il motivo, ma in questo enorme store ci sono pochi commessi ed ogni cliente che si siede per fare i propri acquisti, quasi tutti in cerca di SIM, ci impiega una media di 20 min… in poche parole prima di essere serviti passa quasi un’ora.
Arriva il nostro turno, rivediamo bene il piano tariffario, i costi e tutto. Pe fortuna prima dell’acquisto, il flemmatico commesso vuole fare una prova di funzionamento della SIM sul nostro telefono… ve la faccio breve, dopo una mezz’ora di qualunque tentativo e dopo aver chiamato altri colleghi a supporto, non riesce a farla funzionare sul mio telefono che non vuole saperne di agganciarci alla rete.
Responso: “AT&T probabilmente lavora con delle frequenze diverse da quelle supportate, provate ad andare da Verizon (altro operatore americano)”.
Siamo già alla prima “madonna” ed infastiditi dall’aver sprecato quasi due ore di tempo per non aver risolto nulla, facciamo una veloce ed insofferente colazione in piazza a Union Square. Andata per traverso la colazione, troviamo un negozio Verizon. Ormai sono padrone della problematica e senza perdere tempo dico al commesso che vogliamo acquistare una SIM ma da AT&T abbiamo avuto problemi e prima di farci perdere ulteriore tempo, di verificare subito se le loro schede funzionano sul mio telefono. Il tipo è molto sveglio e prende una SIM di prova, niente, anche con Verizon non funziona… ci dice di andare a provare da un terzo operatore T-Mobile.
Intuisco già come potrebbe andare a finire e chiedo i prezzi del telefono più economico disponibile che mi dia la possibilità di usare Maps; mi propone un Samsung J qualche cosa che comunque insieme alla SIM arriva a circa 200€.
A questo punto sono proprio nel panico, nel senso che per noi avere ‘sto cavolo di cellulare è fondamentale… e l’ipotesi di buttare questi soldi non mi piace per niente; inizio a pensare all’acquisto di un sim-router portatile, ma anche questa ipotesi naufraga.
Troviamo il negozio del terzo operatore, gli descrivo il problema e questo molto velocemente verifica tramite codice IMEI che il nostro telefono non è compatibile con le frequenze americane.
Vi starete chiedendo: “ma non potevi provare con il telefono della tua compagna?” – “certamente!” e qui apro una parentesi.
Qualche mese prima, avevo dovuto cambiare telefono ed essendo della scuola che più di 300€ non mi va di pagare un telefono, avevo adocchiato questo Honor 10 View Lite che monta tutti componenti Huawei, mega processore, parecchia ram, tanta memoria, belle foto e bell’estetica. Riesco addirittura a pagarlo 230€, lo uso per diversi mesi e posso dire di esserne entusiasta.
Nei mesi a seguire consiglio e faccio comprare questo telefono a mia sorella, alla mia compagna ed anche ad un mio amico, il cui figlio piccolo, dopo qualche settimana, prende il suddetto telefono e glielo tuffa nel water. Il mio amico si era trovato molto bene e ne acquista un secondo.
Insomma ne ho fatti vendere cinque nel giro di qualche mese, credo che Honor mi debba riconoscere qualcosa non credere?
Questo per dire che anche la mia compagna ha lo stesso telefono che, comunque abbiamo provato a far funzionare con le SIM americane, ma purtroppo lavora su altre frequenze. Questa cosa, per dovere di cronaca, non centra nulla con il “ban” di Trump nei confronti di Huawei, anche perché ho visto che in un negozio venivano venduti telefoni Honor, probabilmente specifici per il mercato americano.

In tutto questo si sta facendo tardissimo, alle 11:00 dobbiamo andare da Alamo a ritirare la macchina.
Decisamente preoccupato e contrariato, andiamo a ritirare l’auto. Chiediamo se possono darci un sistema di navigazione ma costa una cosa come 35$ al giorno che per 18gg di noleggio auto te lo compri tre volte.
Che poi a dirla tutta, già a Roma avevo pensato che poteva essere utile avere un navigatore di “backup” e mi ricordavo che a casa di mio padre ce ne fosse uno; infatti c’ero anche andato appositamente ma non lo avevo trovato e purtroppo questa che era stata un’ottima intuizione era morta lì.
Ci consegnano la macchina, una Jeep Compass nuova fiammante ultra accessoriata… bellissima.
Essendo il parcheggio in America, ed in particolare a San Francisco, qualcosa di costoso e complicato, avendo appena ritirato la macchina, decidiamo di partire e di risolvere il problema più avanti essendoci salvati gli itinerari offline, previsti per la giornata, alla prima wifi che avevamo trovato.
In tutta questa sfiga/mala-organizzazione su una cosa ci ha detto veramente bene, la macchina è dotata di un gran bello schermo con installato Android-auto; e qui mi rendo conto di come sia stato superficiale nell’aver pensato di potermi fare tutti i km che avremmo fatto, facendo tenere il telefono in mano alla mia compagna, seguendo le strade sullo schermo del telefono …un’assurdità totale.
Collegando il telefono al computer di bordo, Maps si vedeva meglio di un navigatore di serie. Quindi il prezioso consiglio che mi sento di dare e che avrei gradito: portatevi più telefoni di marche diverse, un navigatore offline di backup, quelli del decennio scorso che si collegano all’accendi sigari e che tutti, tranne a casa di mio padre, hanno buttato in qualche cassetto. Fondamentale è accertarsi in fase di prenotazione della macchina che sia presente Android-auto.
Usciamo da San Francisco, il viaggio on the road comincia… ma l’umore è “blue”.

La prima tappa è il quartier generale di Facebook, non resistiamo a non farci la foto davanti al mega pollicione del like all’ingresso del quartiere… sì, avete capito bene, non si tratta di semplici uffici ma di un vero e proprio complesso di edifici. I dipendenti si spostano con delle biciclette messe a disposizione dall’azienda disseminate per tutto il quartiere, chiunque può prenderle e mollarle dove crede. La foto richiede un po’ di tempo, c’è una fila di “pellegrini” da rispettare ed in tutto questo si è fatta anche ora di pranzo.
Certo che a vedere questi uffici, le facce dei dipendenti, il clima che si respira… sembra tutto meraviglioso e ti domandi come possa essere lavorare per un’azienda così. I confronti con l’Italia sono ingenerosi, meglio non pensarci neanche.

Vediamo una catena di hamburger, “Jack in the Box” che non si sa bene il perché io mi ostinerò a chiamare ogni volta che la incontreremo “Jack in the Ass”, la quale non ci soddisfa particolarmente, molto meglio Burger King sinceramente.

Salutato Facebook, ci dirigiamo verso la Stanford University: se Facebook ti insinuava il tarlo di come sarebbe lavorare lì, la Stanford ti fa venire voglia di studiarci. Anche qui parliamo di un vero e proprio quartiere in stile ispanico, con colonnati, torri e tanto verde. E’ talmente grande che non riusciamo a vederla tutta, camminiamo come se ci trovassimo a Villa Borghese e anche qui, tutti si muovono in bicicletta, ci sono fontane, alberi e caffetterie… si respira pace e serenità.
Andiamo allo store dell’università e facciamo il primo acquisto: una borraccia termica con i colori e le effigi della Stanford che, acquistata come souvenir, diventerà indispensabile per tutto il viaggio. Mantiene l’acqua fredda per 24 ore ed anche lasciandola in macchina sotto il sole, trovavi sempre l’acqua gelata.
Per un certo periodo confesso che ho guardato di sbieco il mio collega a lavoro che già da diversi mesi si portava dietro tutti i giorni ‘sto bombolotto; dopo averla utilizzata per tutto il viaggio, adesso che sono rientrato a lavoro, anche io me ne porto sempre una dietro riempita con il tè.
Dopo aver girato in macchina per Palo Alto, il bellissimo e curatissimo quartiere residenziale dove orbitano tutte le grandi multinazionali dell’IT, andiamo a Mountain View: voglio andare da Google!

Il “complesso” di Google è ancora più grande di quello di Facebook e anche qui ci sono le biciclette messe a disposizione dall’azienda, sono centinaia disseminate ovunque. Non resistiamo e ne prendiamo due, iniziamo a girare e le sensazioni sono le medesime provate da Facebook, oltre al fatto che qui c’è il campo da beach volley, una zona solarium con dei lettini e tavoli per pranzare.
Catturano la mia attenzione dei grossi caravan parcheggiati tipo quelli dove dormono i circensi che offrono servizi vari: c’è il “Dental” caravan e quello del barbiere… cioè in pausa pranzo puoi decidere di tagliarti i capelli o farti un’ablazione dentale: non è fantastico?

La prossima tappa è Santa Cruz, siamo in mega ritardo è pomeriggio inoltrato, la storia irrisolta del telefono ci ha fatto perdere tantissimo tempo, passiamo davanti al lungomare e vediamo decine di posti carinissimi, ristoranti di frutti di mare, birrerie e localini… musica. Anche qui parcheggiare non sembra semplicissimo e quindi decidiamo di andare verso il corso principale a circa un paio di chilometri dalla spiaggia e dal mare, sempre in cerca di un negozio di telefonia. Lasciamo la macchina nel parcheggio di un supermercato ed incamminandoci per i negozi e chiedendo a dei poliziotti, capiamo che lì oggi non risolveremo la problematica.

E’ quasi ora di cena quando passiamo davanti ad un ristorante thailandese che sembra una bettola tenuta bene, mi aggancio ad un wifi aperto e vedo che su Trip è molto quotata, decidiamo di fermarci… qui mangeremo dei soba (spaghettoni) gamberi e verdure davvero spettacolari; inizialmente avevamo preso una porzione da dividere insieme ad un piatto di Gyoza di pesce, finito questo ne ordiniamo un’altra.
Sono le 20:00 di sera e prima di arrivare a Monterey dove pernotteremo, manca un’oretta di macchina. Mi rendo conto che il check-in per la stanza è fino alle 22:00, ci piacerebbe fermarci di più a Santa Cruz ma non vogliamo rischiare. Mi dispiace molto, per quel poco che abbiamo visto era veramente carina e avrebbe meritato di trascorrerci più tempo…

Arriviamo al motel prenotato appena fuori da Monterey, il titolare è estremamente gentile, dalla “reception”, un piccolo bancone posto in una stanza antistante la porta di casa sua lasciata socchiusa, si intravedono decine di statue e raffigurazioni buddiste, giardini zen e tempietti. La stanza del motel lascia un po’ a desiderare, l’odore stantio della moquette, i tubi dell’acqua che scorre del vicino di stanza sono rumorosi e appena entrati in camera la prima cosa che vedi è una tavola da stiro appesa al muro…

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