Il bue e la notte

Questo sport è una brutta “bestia”, ma sicuramente non è un bue.
Per chi come me non è mai stato un fuscello e oltre che per la la bici e la natura, ha anche una grande passione per la cucina, il mantenere una forma fisica che ti permetta poi di vivere in serenità le uscite del sabato o della domenica, laddove i dislivelli cominciano a farsi importanti, non è di certo una cosa semplice.
Personalmente dei numeroni, dei KOM e delle sfide con gli altri non mi interessa proprio… ma una cosa è certa, la bici è passione e fatica.
Non c’è storia, i giri in bici più belli, prevedono sempre non tanto il numero elevato di km, ma il dislivello. Per dislivello si intendono salite e sforzi proporzionati al grado di pendenza.
Tutto questo per dire che a volte mi sono ritrovato in posti stupendi che a causa della mia scarsa condizione fisica e dell’allenamento, non mi sono goduto per niente… ho sofferto e basta.
E’ così che da un po’ di tempo ho preso l’abitudine di uscire almeno due volte durante la settimana subito dopo il lavoro, nella speranza di godermi meglio l’uscita del weekend.
Ne consegue che in primavera ancora fa buio abbastanza presto e quindi giro sempre attrezzato con un faretto per illuminarmi la strada.
Oggi volevo proprio uscire per tempo, non voglio interrompere questa buona abitudine delle tre uscite settimanali ma eccolo lì che il problema dell’ultimo minuto sul lavoro mi trattiene più del previsto.

Arrivo a casa e valuto che un giretto, seppur piccolino, lo riesco a fare.
Prendo come al solito la ciclabile che passa sotto casa ed arrivo a ponte Milvio, me ne vado a villa Ada e faccio per tornare a casa.
Inizia a tramontare fino a quando, a qualche km da casa, d’improvviso è buio pesto. Di solito, monto il faretto sul manubrio della bici ma questa volta chissà perché lo monto direttamente in testa sul caschetto, la ciclabile non è illuminata, costeggia il Tevere da un lato e dall’altro c’è campagna.

Per tornare a casa devo uscire dalla ciclabile per una stradina sterrata che porta ad una piana, un pratone nel nulla attraverso il quale posso riprendere una strada asfaltata che si collega alla “vita” e poi a casa mia.
Imbocco questa stradina sterrata in discesa, particolare non trascurabile, quando faccio il seguente pensiero: “speriamo che non ci sia la mandria di vacche che di giorno “bazzica” il pratone”.
Ecco, neanche finisco il pensiero che mi sbarra la strada, un ammasso di carne e corna grosso quanto una monovolume. Premetto che io sono amante degli animali ed in linea di massima, a meno di insetti, serpi e bestie disgustose, mi piace sempre interagirci e non ho quasi mai paura.
Nella fattispecie quello che alla fine capisco essere un bue… era enorme e anche le sue corna lo erano!

La situazione è la seguente: alle mie spalle quella che prima era una “discesetta” adesso è diventata una “salitella”, a sinistra una recinzione, a destra c’è il proseguimento della ciclabile da cui provenivo ma che è inaccessibile sia perché sopraelevata, sia perché piena di rovi, davanti a me l’unica strada per tornare a casa con questo “piccolo” impedimento.
Cerco di pensare velocemente e mi butto completamente addosso alla recinzione facendomi scudo per precauzione con la bicicletta, in questo modo penso che il bue avrà strada libera e potrà passarmi davanti ad una certa distanza in modo che io possa proseguire ed ognuno per la sua.
Inizialmente va proprio come avevo immaginato, se non fosse che proprio quando arriva alla mia altezza e mi sta per superare devia bruscamente verso di me, probabilmente incuriosito dal faretto lampeggiante che avevo in capoccia (sulla mia testa)!
A quel punto il mio corpo agisce di propria iniziativa… non è stato il mio cervello lo assicuro, probabilmente un istinto primordiale: allargo le braccia come a farmi grosso, forse vecchi retaggi di Geo&Geo chi lo sa, ed in quel momento mi esce un urlo cavernoso che nei giorni successivi ho provato a riprodurre ma senza successo… sembravo un orso.
A quel punto, quando nel frattempo il bue ormai mi era arrivato a 30 cm dalla faccia, ma solo a quel punto, gli ho visto gli occhi: era terrorizzato.
Ha preso una rincorsa e si è arrampicato per la sponda della ciclabile, quella piena di rovi, slittando a destra e sinistra.
In quel momento mi si libera la strada, adrenalina a mille… prendo ed inizio a pedalare forte, avevo anche paura di incontrarne altri.
Proprio mentre me la davo, sento un urlo provenire dalla ciclabile: il bue era salito proprio in mezzo alla ciclabile ed al 90% un altro sfortunato se lo era trovato in mezzo alla strada… eh sì, per colpa mia.
Se non è andata così, c’è il 10% di possibilità che il bue abbia iniziato a parlare.

Sono tornato a casa che tremavo, ho avuto veramente paura che mi caricasse e successivamente mi sono sentito terribilmente in colpa per il bue, l’avrò fatto morire di crepacuore poveraccio; poi ho anche pensato all’altro cristiano che se l’è trovato davanti.
Non vi nego che il giorno dopo ho prestato attenzione agli articoli di RomaToday per sapere se c’erano stati “problemi” sulla ciclabile…

Quello nella foto è il bue in oggetto immortalato qualche giorno dopo sempre nella stessa zona…

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