#16 – Las Vegas, Anniversario

Oggi è il nostro anniversario di fidanzamento!
L’imperativo della giornata è: non fare una mazza, relax totale in piscina e poi pensare ad un posticino per la cena.

Facciamo colazione al bar del Bally’s, un bancone in mezzo al salone del casinò, dove già di prima mattina o magari senza sosta della sera precedente, qualche irriducibile sperpera imperterrito i propri averi.
Già in costume e con gli zainetti al seguito, andiamo alla piscina dell’hotel, ci posizioniamo con i lettini a ridosso di una siepe ed una palma altissima.
La piscina è molto grande ed è piena di palloni colorati di tutte le grandezze e vuoi o non vuoi, alla fine tutti si ritrovano a lanciare questi palloni, alcuni veramente grandi e scambiare qualche palleggio con qualche amico.
Il sole pian piano sale allo zenith, palma e siepe non fanno più ombra, il caldo non è afoso ma la pelle a contatto diretto brucia: anche se è il paese dei balocchi, siamo nel deserto.
Si rende quindi indispensabile buttarsi in acqua di continuo, mi sarebbe piaciuto appisolarmi ma non facevi in tempo ad asciugarti che dovevi ributtarti in acqua. Quando siamo sul lettino, ognuno si rilassa a suo modo, io ascolto Spotify e la mia compagna legge un libro sul Kindle.

Il tempo passa in discreto relax e toh… è ora di pranzo. Per tutta la mattina, avevamo visto sculettare a destra e sinistra due cameriere in bichini e gonnellina svolazzante: vedo e non vedo, chiappa e non chiappa.
Niente, ora che vorremmo ordinare qualcosa, provo a chiamarle da lontano ma non mi vedono, sono sempre dalla parte opposta della piscina. Alla fine mi indispettisco e vado direttamente ad ordinare al bar della piscina.
Prendo un cocktail, granita di fragola, vodka e gin, un panino e del pollo fritto: il conto 45$.
Dopo pranzo diamo un’occhiata su Trip a qualche ristorantino, ognuno con il suo telefono, guarda caso individuiamo lo stesso ristorante: un cinese all’interno  del New York-New York Hotel & Casino, quello con la statua della libertà e le montagne russe.
Sono sicuro che starete pensando: “ammazza, per l’anniversario vanno al cinese?”…state calmi.
Non dovete immaginarvi il classico cinese, questo ristorante fa sia cucina cinese che giapponese, che ovviamente non pensiamo di ordinare, ma nulla a che vedere con i “buiaccari” che abbiamo noi, localino raffinato e cucina di qualità.

In qualche modo arriviamo alle 17:00, il caldo ha continuato ad essere insopportabile e sinceramente la piscina dopo un po’, mi stanca più delle grandi scarpinate; facciamo rientro in camera per riposarci sui due lettoni king size: beh in effetti come giornata è stata molto pesante, vuoi mettere tutto il giorno sul lettino e avanti e dietro in piscina?
Dopo le docce, mi metto l’unica camicia portata in valigia per questo scopo ed usciamo nella Strip in direzione “New York“.
Passeggiando mano nella mano, ci fermiamo nei vari negozietti di regalini… ma anche qui le cineserie, quelle scadenti, hanno preso il sopravvento su tutto, molte cagate, robacce.
L’unica cosa veramente simpatica, è una maglietta arancione con scritto “Alcatraz County Jail” e il numero di matricola, mi sembra il regalo adatto a quella peste del figlio della coppia di amici che verrà a riprenderci all’aeroporto quando torneremo a Roma.
Ah beh giusto non lo avevo detto, se all’andata ci siamo fatti accompagnare dal collega, a ritorno tocca agli amici.

Arriviamo al New York-New York, è enorme e bellissimo: sarei curioso di vedere le camere.
L’interno è strapieno di locali e ristoranti di tutti i tipi, mi viene da pensare che se dovessi tornare a Las Vegas andrebbe preso in considerazione, qui c’è delirio vero, casino, divertimento e poi, “se magna forte”!
Arriviamo al ristorante “Chin Chin Cafe & Sushi Bar“, la prima cosa che ci chiedono è se siamo lì per il nostro anniversario… ma che ne sapevano? Bah sarà stato per via della mia camicia o la bellezza della mia compagna?
Ci fanno accomodare e arriva subito il cameriere: “benvenuti mi chiamo Paul ed oggi mi occuperò di voi” …Paul è un nome di fantasia, onestamente non mi ricordo come si chiamava.
Ci tiene a specificare che le porzioni sono parecchio abbondanti e di non strafare, mi sa che le nostre facce parlano da sole.
Ordiniamo degli udon saltati con gamberi giganti e capesante: da ululati, spettacolari.
Come linea di principio, mai mi sognerei di ordinare sushi in un ristorante cinese, ma questo posto è veramente carino, la cucina sembra ottima e i “sushari” preparano in sala, i tranci di pesce nelle vetrine frigo sembrano invitanti; ordino delle “ruzzole”, termine tecnico romanesco per definire gli uramaki ripieni di salmone, avocado e philadelphia ed una ribadita di salmone, un’altra fetta a guanitura sopra e come topping una salsetta dolciastra e granella di tempura: se prima si ululava, qui si canta, sono magnifici.
A questo punto non mi regolo, ordino una serie di nigiri e del sashimi, entrambi al salmone.
I pezzi di pesce sono spessi e sodi, fette larghe e di colore arancione brillante: la considerazione che mi sento di fare, è che a Roma nei migliori ristoranti “jappi” dove di solito spendiamo 50-60€ a persona, temo che non abbiano la stessa qualità: ho mangiato del sushi pazzesco, a saperlo ci sarei andato anche a pranzo.
La mia compagna chiude la cena con un dolce, io non ci vado pazzo ed evito, voglio continuare ad avere ancora per un po’ questi ottimi sapori in bocca.

Usciti da “New York” passeggiamo per la Strip: i neon, i grattacieli le migliaia di luci, sono un’ambientazione pazzesca, molti la definiscono una città finta, un’illusione… a noi piace tantissimo e ci tornerei volentieri per starci più di qualche giorno.
La cosa importante che mi sento di consigliare è la scelta dell’hotel, credo che in linea di massima a livello di camere, dai 3 stelle in su, come caschi, caschi bene… l’offerta è tantissima e molti hotel rimangono con tantissime camere invendute, questo fa si che i prezzi di camere stupende siano abbordabili; quello su cui puntare è la piscina dell’hotel, magari con qualche attrazione: ricordo che 10 anni fa, andammo al Golden Nugget, hotel famoso per un’enorme pepita d’oro.
L’hotel aveva degli scivoli acquatici, i classici tubi dei parchi divertimenti, che prima di terminare nella piscina, attraversavano un acquario con gli squali, veri: immaginatevi di scivolare giù per il tubo a tutta velocità, alzare gli occhi e vedere lo squalo sopra di voi… ecco, ricordo che 10 anni fa ho fatto ‘sta cosa per tutto il giorno; questo per dire che se dovete rimanere a Las Vegas per più giorni, è bene scegliere una piscina divertente e movimentata, dove ci sia la possibilità di fare aperitivi in acqua fino a tardi, insomma …party!
Che poi adesso che nomino il Golden Nuggets, come posso non raccontare della sera in cui è nato tutto ed aprire una parentesi gigantesca?

Esattamente dieci anni orsono, uscivo da una storia burrascosa, quando un mio collega di lavoro dell’epoca, mi disse che il mese successivo sarebbe partito in vacanza per gli States con una nostra collega con cui aveva un ”intrallazzo”, tra le varie cose lei sarebbe andata a trovare una sua amica americana. Il passo successivo fu, “guarda viene anche una sua amica, perché non vieni anche tu così siamo in quattro e ci divertiamo?”
La storia tra di loro non era chiarissima, nel senso che lui credeva che bene o male, stessero insieme, lei non era completamente dello stesso avviso…
Prima di partire, faccio la conoscenza di questa ragazza, l’amica dell’intrallazzo e ci mettiamo d’accordo su alcuni aspetti logistici, infatti i nostri amici, avendo preso il biglietto aereo da parecchio tempo, sarebbero partiti un giorno prima, mentre io ero riuscito a prendere il suo stesso volo.
Adesso non posso raccontare in questo articolo tutta quella vacanza, ma il 15 agosto (giorno che poi è divenuto il nostro anniversario), ci siamo ritrovati tutti a questo Golden Nuggets per festeggiare il compleanno dell’amica americana di “intrallazzo”.
Eravamo organizzati in questo modo, io e il mio collega avevamo preso una doppia, le ragazze anche, ma con due letti king size, in pratica una stanza per 4 persone.
Ognuno fa il suo check-in e con il mio collega andiamo a sistemarci in camera.
Neanche il tempo di disfare le valige, che sentiamo bussarci alla porta: era una delle ragazze che con un sorriso a 32 denti, ci invitava a seguirla senza battere ciglio: ”non potete capire, è assurdo… non potete capire”.

Ci porta al piano superiore in direzione della porta della loto camera e già qui c’era qualcosa di anomalo: la porta, non era una porta, ma un portone rivestito in pelle come un divano winchester, poggia la tessera magnetica, gira la maniglia e…
Per gli americani, se c’è una cosa seconda di importanza solo al tacchino del 4 luglio, questa è il compleanno.
In fase di check-in il personale della hall, avendo preso i documenti delle ragazze ed accortosi che era il compleanno dell’americana, le aveva sostituito GRATUITAMENTE, la stessa camera che avevamo preso noi, con una suite.
Il concetto di suite del Golden Nuggets è un tantino da rivedere: in altre parole era un appartamento su due piani con tutta una parete gigantesca, che affacciava direttamente sulla Stratosphere Tower, tutti divani di pelle, bagni totalmente di marmo grossi quanto la nostra, a questo punto, ”misera” camera, due scale imponenti in legno che portavano alla camera da letto, camera che non parliamone neanche… un letto enorme con un materasso alto 50 cm, tutti specchi sul soffitto: il lusso vero.
Penso che una roba del genere manco Dylan di Beverly Hills 90210 che aveva la residenza in un albergo…
Nel salone c’era anche il bar…
Per un’oretta buona, non abbiamo smesso di saltare sui divani, sul letto e di scendere dalla balaustra della sontuosa scala come fossimo su una vespa negli anni ’50.
La serata è iniziata in quel momento e abbiamo iniziato e soprattutto finito, la preparazione di cocktails, in particolare stavamo in fissa con il Black Russian.
Finito l’alcool, siamo usciti e passati da un party all’altro, gruppi che suonavano dal vivo nelle gallerie tipo quella del Corso a Milano, siamo infine andati a ballare in una discoteca.
Senza raccontare ulteriori dettagli, forse ho anche detto troppo, in questo delirio è scattato l’amore ed io e colei che da 10 anni convive con me, abbiamo fatto ritorno nella mia “umile” doppia.
Sinceramente non abbiamo memoria di dove siano finiti tutti gli altri, ricordo solo che in una delle ultime immagini, “intrallazzo” stava invitando gruppi di persone nella suite dicendo che avevamo il bar…
Io e la mia compagna, la mattina ci svegliamo ed abbiamo entrambi uno strano ricordo: il letto vicino al nostro è intatto, come se non ci avesse dormito nessuno, ma ci pare di ricordare di aver visto nella notte il mio collega: non gli diamo peso, bah sarà stata la serata “alticcia”.
Dopo qualche minuto ci bussano alla porta.
Era il mio collega con una faccia appesa che non fa presagire nulla di buono, lo faccio accomodare ed inizia l’allucinante racconto.
Dopo che li avevamo lasciati in discoteca, lui aveva perso di vista “intrallazzo”; non vedendola per parecchio tempo e a serata ormai giunta al termine, fa rientro nella suite, infatti le ragazze ci avevano lasciato una delle due chiavi.
Entra dentro, chiama ma nessuno gli risponde: sale le scale, fa per entrare nella camera e si trova “intrallazzo”, sul letto, con un tipo che la “intrallazzava” per bene, ma quel tipo, ahimè, non era lui.
Onde evitare “delitto a Las Vegas”, mentre noi lo guardiamo esterrefatti, ci racconta che era venuto in camera da noi e dopo aver fatto la valigia, ha provato a svegliarci e ci ha detto: “io torno a Roma!
Afferma che la nostra risposta sia stata: “ah… OK!” e ci siamo rimessi a dormire. Mentre ci racconta questo, ripensiamo a quando ci siamo svegliati ed all’immagine di lui nel cuore della notte, vestito e seduto sul letto, era successo veramente!
Prosegue dicendo che a quel punto ha preso un taxi per l’aeroporto e dopo essersi confidato con il  tassista, una volta arrivato, ha passato in rassegna i desk di tutte le compagnie: il primo volo più economico per Roma glielo avrebbero fatto pagare 1500€.
Vista l’impossibilità di spendere quella cifra, mestamente aveva ripreso il taxi e adesso ci stava raccontando questa storia assurda seduto sul letto.
Capirete perché “Una notte da leoni” sia uno dei nostri film preferiti, le storie di Stu, Phil ed Alan non sono finzione: è Vegas!

Ma torniamo al nostro anniversario, con la panza appagata e soddisfatta ci fermiamo a vedere lo spettacolo delle fontane danzanti del Bellagio, per noi non era una novità, le avevamo già viste ma è sempre un evento maestoso ed affascinante.
Da lì, andiamo al Cesar Palace per qualche foto al ristorante “Hell’s Kitchen” di Gordon Ramsay, fuori c’è il forcone in fiamme con le iniziali HK… foto imperdibile.
A questo punto non ci rimane che rientrare al Bally’s, facciamo una sosta al casinò, perdiamo qualche dollaro alle slot e ci fermiamo parecchio ad osservare uno dei tavoli di Black Jack, gioco che mi affascina molto ma che in quella sera non mi sono sentito di affrontare.

#15 – da Panguitch a Las Vegas, il Bryce Canyon

La mattina ci svegliamo, sereni e riposati, richiudiamo le valige e andiamo a fare colazione. Entriamo nella sala da pranzo della casa dove vive la proprietaria… se la camera ci ha stupito, questa sala ci rapisce: sempre in stile shabby, ci sono tantissimi oggetti magnifici, da una stufa antica ad una sezione di pale in ferro di un mulino, di quelli che stanno fuori ai ranch…
La tavola è apparecchiata finemente, altri ospiti sono seduti al tavolo vicino: l’ambiente è confortevole.
A tavola, ognuno nel proprio piatto ha un calice con della crema chantilly, fragole e dei cornflakes come topping: la crema è fatta in casa, si sente ed è buonissima.
Dopo poco compare la proprietaria che ci porta due piatti uguali, uno per me ed uno per la mia compagna, ognuno con due bruschette, una con sopra un uovo all’occhio di bue e bacon, l’altra con guacamole, una fetta di pomodoro ed aceto balsamico, ottime… il tutto accompagnato da spremuta d’arancia e caffè americano.
Senza dubbi, questo è stato il pernottamento e la colazione migliore di tutto il soggiorno e mentre scrivo, qualcuno che sbircia qua di fianco, mi dice: “io a Panguitch ci tornerei ora, per una settimana”.

A malincuore salutiamo la proprietaria e ci dirigiamo verso “Chevron”, una catena di stazioni di servizio dove mi trovo molto bene, infatti cerco di far benzina sempre qui, in particolare mi piacciono molto gli store dove facciamo rifornimento di acqua, snack, qualche panino ed il mio amato “Snapple”.
Lo “snapple” è un tè senza zucchero che mi ha salvato per tutta la vacanza; già in Italia ho un po’ di difficoltà con il caffè, o è particolarmente buono e zuccherato, o mi disgusta. Dal momento che da qualche tempo sto cercando di limitare gli zuccheri inutili, ho iniziato a prendere il cappuccino amaro, che non mi da problemi; con il caffè invece non mi riesce proprio, tutti dicono che ci si abitua ma sono 3 mesi che la pausa caffè a lavoro diventa momento di smorfie. È finita che mi fa talmente schifo che non bevo più caffè neanche a lavoro.
Dopo queste premesse, può piacermi il caffè americano? È cosi che lo “snapple” ha sopperito alla necessità di stare sveglio e concentrato guidando per ore su strade dritte centinaia di chilometri.
In mezz’ora arriviamo al check-point del Bryce Canyon National Park, anche qui vale la tessera parchi, che gioia!
La strada per arrivare è stata bellissima, molta natura, corsi d’acqua e ciclabili infinite che collegano un paesino all’altro su sfondi mozzafiato.

Il parco è incantevole, strade asfaltate che entrano dentro questo immenso polmone di abeti, boschi e sentieri.
Su questo parco siamo abbastanza preparati e dopo aver parcheggiato la macchina, ci addentriamo a piedi dentro il bosco in direzione dell’anfiteatro. Qui ci sono chilometri di ciclabili, è fantastico.
Attraversiamo il bosco e in lontananza vediamo una strada che costeggia un lungo parapetto, decine di persone appoggiate alla staccionata di protezione.
Ci affacciamo e vediamo l’anfiteatro: sotto di noi si stagliano i caratteristici pinnacoli, che gli americani chiamano hoodoos, come fossero delle guglie gotiche, formati da rocce erose dall’azione di acque, vento e ghiaccio. I pinnacoli hanno un colore che varia a seconda di come vengono colpiti dai raggi del sole, nel complesso vanno dal rosso, al giallo, al bianco.
E’ veramente uno spettacolo della natura e dopo aver scattato foto in tutte le angolazioni possibili, andiamo alla ricerca del Navajo Loop Trail, un percorso ad anello da affrontare a piedi della lunghezza di oltre 2 km e con 170 m di dislivello.
Individuiamo il percorso e capiamo che ci sono due possibilità: affrontarlo in senso orario o antiorario. Il percorso antiorario prevede di scendere nella valle, nel cuore dell’anfiteatro, attraverso decine di tornanti abbastanza ripidi, poi c’è tutta una parte che dall’alto non si scorge; intravediamo un altro sentiero per il quale si risalirà al punto di partenza, questo ci sembra meno ripido e per questo motivo, pensando che i tornanti in salita sarebbero devastanti, optiamo per il senso antiorario.
Iniziamo la discesa dei tornanti, in questo momento all’ombra, fa caldo ma qui non si avverte particolarmente.
La camminata è piacevolissima, certo devi stare attento a dove metti i piedi, ma si percorre senza particolari problemi… del resto siamo in discesa.
Gli scorci sono quadri e le foto magnifiche, il cielo è di un blu profondo ed i pinnacoli gialli sono un’esplosione cromatica.
Da valle, dall’interno del canyon, ci sono degli alberi che sono cresciuti in altezza per decine e decine di metri per andare a prendere il sole, sono maestosi e si stagliano fieri verso il cielo.
Nel giro di una mezz’ora arriviamo a valle, dove non ci sono più i pinnacoli che invece rimangono di sfondo: qui c’è vegetazione, alberi e altri percorsi che si potrebbero seguire per allungare il giro. Il pensiero non ci sfiora neanche, diventerebbero troppi km.
A questo punto comincia la risalita: tutta sotto il sole e per altri tornanti, diversi da quelli della discesa, ma comunque decisamente impegnativi.
Come buona abitudine, ci siamo portati due litri d’acqua che ci sono serviti tutti.
Quando arriviamo in cima siamo veramente sfiancati, più che dai km, dal caldo e dalla salita.
Posso dire a mani basse che fin qui, questo è il parco più bello che abbiamo visto…

Rimontiamo in macchina e le 4 ore di viaggio che ci separano da Las Vegas mi sembrano l’occasione per riposarmi, certo dovrò cercare di non addormentarmi mentre guido.
Lungo la strada ci fermiamo da “Denny’s”, ormai una garanzia ed ordiniamo i nostri burger preferiti.

A Las Vegas eravamo già stati 10 anni fa, ma ci eravamo arrivati in aereo: in macchina parliamo di follia pura.
Gli americani alla guida hanno grande senso civico, ma non a Las Vegas.
Corrono come matti, tagliano la strada, se metti la freccia e cambi corsia, da dietro non rallentano minimamente, per loro quella corsia è una monorotaia e ti vengono addosso, se tante volte vedono un minimo di esitazione, si attaccano al clacson, sembra quasi di stare a Roma… non sembrano nemmeno intimoriti dalle varie “police patrol interceptor”, macchine della polizia mastodontiche e con il paraurti anteriore da sfondamento, sempre in agguato.

Tra svariati smadonnamenti nel traffico, arriviamo al Bally’s, all’ingresso principale. Mi fermo per scaricare i bagagli e lascio la macchina parcheggiata temporaneamente in una zona dove non dava fastidio a nessuno e che penso sia adibita proprio a chi come me, è in fase di check-in.
Scarichiamo le valige e ci dirigiamo alla fila per il check-in, mai visto nulla del genere, sembra di stare alle poste: ci sono almeno una decina di sportelli, tutti pieni.. la fila non scorre ed io sono in fermento per la macchina lasciata un po’ così.
Finalmente è il nostro turno e mi faccio spiegare sommariamente dove dovrò parcheggiare la macchina che giuro non riprenderò se non per andarmene da Las Vegas.
Se siete in macchina, l’hotel con il parcheggio a Las Vegas è tutto: pochissimi lo offrono gratuitamente ed in genere sono alberghi a 5 stelle, altri invece come il nostro, offrono dei prezzi agevolati, 10$ al giorno che non sono nulla rispetto ad alcuni in cui si arrivava anche a 50-60$.
Il piccolo dettaglio che non avevo capito quando prenotai qualche giorno prima, era che il parcheggio sarebbe stato in un multi-piano a 5 minuti a piedi dalla struttura, direte voi: “che problema c’è?”
A piedi 5 minuti, in macchina per arrivarci bisogna ributtarsi nel traffico e fare un “giro di Peppe”.
Riprendo la macchina per portarla al parcheggio e già mi avevano messo sul parabrezza un inquietante foglio con su scritto che la macchina verrà rimossa dal carro attrezzi.
Lì per lì non capisco se è una minaccia o se già mi hanno fatto la multa, fatto sta che dopo un quarto d’ora riesco a raggiungere il multi-piano e parcheggiare per i prossimi 3 giorni l’auto senza dovermene più preoccupare.
Il multi-piano, in comune con l’albergo “Paris”, è collegato con scale mobili e passaggi interni.
Ritrovo finalmente la mia compagna che dopo il check-in avevo mollato da una parte con le valige, saliamo in camera.
Il Bally’s è un 3 stelle, ma è come se ne avesse 4 e più, la camera è enorme, con due letti king size.

Provati dalle camminate nel Bryce e dalle ore di guida, ceniamo con della pizza da asporto, un passaggio veloce al casinò e andiamo a dormire.