#05 – da Lompoc a Los Angeles

Il letto comodissimo ha fatto il suo corso e la mattina ci svegliamo molto riposati. La colazione è compresa, alla carta, molto varia ed ottima. Io prendo un’omelette con tutto quello che ci si poteva mettere, pane tostato e bacon, una spremuta e la solita cioccolata calda.
Mentre facciamo colazione assistiamo ad una scena memorabile.
Al tavolo di fianco al nostro, si siede una famiglia di persone obese a livelli molto gravi, per capirci quelle della docu-serie “Vite al limite” su Realtime. Non vi nego che ho avuto curiosità di vedere cosa mangiassero per colazione, anche se considerando cosa mi ero mangiato io poco prima, sarebbe stato opportuno occuparmi dei miei affari: non avevano nulla di che, anzi dietetico: cornflakes, latte e yogurt.
Il pensiero è andato subito al dottor Nowzaradan. Non faccio in tempo a fare questa associazione che entra un tipo con in mano una torta panna e fragole gigantesca, enorme. Si avvicina alle tizie, di cui ripeto, una camminava con un bastone per quanto ahimè fosse obesa e gli dice: “scusate, io ieri ho fatto una festa e mi è avanzata questa torta… la volete?” – “Share with the crowd!” (Dividetela con la “folla” – gli altri!).
La scena è stata da film, si vede la più grassa di tutte che con un’espressione di chi ha vinto 1.000.000 € al gratta e vinci, poggia tutto il braccio sul tavolo ed in un solo gesto, sparecchia tutti i buoni propositi e le direttive del dottor Nowzaradan. Inutile dire che “the crowd” non ha visto manco una fetta!

Riposati e dopo la ricca colazione, andiamo a Santa Barbara e visitiamo la chiesa della Missione, una chiesa in stile ispanico dove stavano dicendo messa.
Successivamente saliamo sulla torre dell’orologio del Country Courthouse, edificio sempre in stile ispanico da cui si gode di una bella vista sulla città. L’idea di parcheggiare sul lungomare l’abbandoniamo subito, parcheggiamo verso l’interno della città, non molto distanti.
Mentre ci avviciniamo a piedi verso il lungomare, ci imbattiamo in uno stand pazzesco: aveva dei ricci di mare di dimensioni mai viste e soprattutto faceva dei “lobster roll“, panini con l’astice, che alla sola vista non c’è stato bisogno di dire nulla: avevo già in mano 20$. E’ inutile che stia a spiegare la bontà di questo pane tostato alla piastra con mezzo litro di burro, riempito con pezzi interi di astice anche questo “ribadito” con ettolitri di burro, spruzzata di limone ed erba cipollina.

Passeggiamo sul lungomare ed imbocchiamo il famoso pontile, molto affollato: i ristoranti di seafood sono strapieni, si parla di ore di attesa, in particolare in quello che avevamo segnato. Capiamo comunque, che questo pontile con i suoi ristoranti, per quanto bello, è molto turistico; consultando Trip, troviamo un altro ristorante, il Brophy Bros., sempre su un molo, ma dalla parte opposta del lungomare. Passeggiamo tra la spiaggia e la ciclabile dove svettano palme altissime, percorrendo circa 3 chilometri; anche questo ristorante è pieno, c’è da aspettare almeno 30 minuti, ma a questo punto decidiamo di attendere. Non né passano neanche 10 che veniamo “buzzati“.
In molti locali, ma da qualche tempo anche in Italia, mentre sei in attesa del tavolo, ti danno un buzzer, un disco di plastica che quando è pronto il tavolo, inizia a vibrare e lampeggiare.

Qui mangiamo una zuppa di vongole, la New England Clams Chowder, piatto tipico un po’ in tutta la California, davvero spaziale.
Da quel momento, la ordinavamo in ogni ristorante, anche perché in molti prevedono di darla come antipasto in una piccola tazza oppure al piatto, servita come main course; l’abbiamo cercata e ricercata, apprezzata anche altrove, ma mai più buona come questa. Ordiniamo anche degli antipasti di pesce crudi e cotti, insomma una “fracca” di roba come al solito.
L’itinerario della giornata, avrebbe previsto di passare per Santa Monica prima di arrivare a Los Angeles, ma avendo fatto un po’ tardi ed essendo stanchi per le ore di macchina e le lunghe passeggiate, decidiamo che andremo a Santa Monica l’indomani.

L’arrivo a Los Angeles è stato veramente traumatico, ci siamo ritrovati in un punto dove ci saranno state almeno 20 corsie di autostrade, con macchine che sfrecciavano a destra e sinistra, decine di uscite, sopraelevate ovunque… perfino il navigatore non sapeva come suggerire le uscite che erano troppo vicine tra loro e ricalcolava il percorso a loop: devo dire che è stato uno dei pochi momenti di panico mentre ero alla guida.
Non avevo visto ancora nulla di Los Angeles e già esclamavo: “a me sta città, già mi sta sul *****, ehm, non mi piace!”.
Arriviamo nel pomeriggio al motel a 10 minuti dal centro, il posto è nuovissimo, molto bello, ma la zona effettivamente lascia un po’ a desiderare. E’ una specie di “ghetto” messicano, non senti parlare inglese e le facce non sono propriamente rassicuranti. Lì vicino c’è un discount, la sera ci andiamo a comprare la colazione (non compresa nell’hotel) e veniamo guardati con una certa diffidenza, le cassiere però sono gentili.
La stanza è bellissima, ho avuto l’impressione di essere il primo cliente, ma ci scontriamo con un problema che è stato una costante di tutto il viaggio e che sinceramente non mi spiego: i condizionatori, anche se nuovi, sono dei “mammatroni” giganteschi, non appesi in alto al muro come da noi, ma messi in basso come termosifoni ed attaccati al letto. Il rumore è insopportabile e la regolazione impossibile, anche se metti al minimo ti surgeli, non puoi direzionare le alette che sono fisse e se spegni fa caldo, questo praticamente in tutti gli hotel.

#04 – da Monterey a Lompoc

Ci svegliamo, la colazione prevede di andare alla reception, prendere una bevanda e qualche dolcetto fatto in casa da dentro una specie di “tupperware”, il tutto da consumare in camera, lì infatti non c’è spazio. Scegliamo degli ottimi muffin al cioccolato e due cioccolate calde, il caffè non ci piace e tutte le nostre colazione saranno a base di cioccolato.
Prima di partire mi salvo qualche tappa offline e prendo nota di un centro commerciale dove è presente uno store AT&T, non ci sono alternative: oggi dobbiamo risolvere il problema telefono.
Arrivati al negozio, spiego per l’ennesima volta la problematica, i ragazzi provano nuovamente svariate configurazioni fino a quando si arrendono definitivamente. Compriamo quindi un cellulare, il più “scrauso” che supportasse Maps ed Android-auto. Questo scherzo, telefono più SIM, ci costa circa 100€. Il cellulare è una vera “ciofeca”, si impalla di continuo e prima di avviarsi ci mette un po’, sarà fonte di ulteriori madonne, ma comunque farà il suo dovere; finalmente posso essere più sereno: diciamo che la mia vacanza è iniziata qui.

Monterey, Lovers ParkRaggiungiamo Monterey, carinissima, tutta di legno, piena di ristorantini di “sea food” e che sicuramente la sera deve essere caotica; dopo una veloce passeggiatina sul lungomare, riprendiamo la macchina per andare a Lover’s Park, un parchetto a picco sul mare dove in mezzo agli scogli è pieno di scoiattoli, una vera costante americana. Le persone gli danno da mangiare, loro non hanno paura, sono tenerissimi e con le mani in preghiera, rosicchiano bruscolini e briciolette varie; sono adorabili e rimaniamo ad osservarli per parecchio, scattiamo foto.

Il programma prevede di percorrere la “17 Miles Road”, una strada privata panoramica che costeggia il mare, appunto per circa 30km, passando per Pebble Beach. In questa riserva è pieno di case milionarie che affacciano sul mare, decine di campi da golf, spiagge bellissime, ciclabili infinite… tutto maniacalmente curato. L’ingresso costa 10$ a macchina e questo rimarrà l’unico pedaggio stradale pagato in tutta la vacanza.
Raggiungiamo ed immortaliamo il “Lone Cypress”, un cipresso enorme cresciuto tra gli scogli.
Ci fermiamo per una passeggiata a Carmel By The Sea, paesino sempre sul mare pieno di negozietti e botteghe artigianali.
Imbocchiamo la famosa Highway 1, la superstrada che parte da San Francisco ed arriva fino a San Diego costeggiando per gran parte il mare, stupenda.
Attraversiamo il Bixby Creek Bridge, un ponte di cemento che in molti, noi compresi, si fermano a fotografare in un’apposita area di sosta.
Le ore di guida proseguono attraverso paesaggi e scorci sul mare meravigliosi, attraversiamo il Big Sur dopo esserci fermati a scattare qualche foto al Mcway Falls, una spiaggia incontaminata ed inaccessibile da terra, che è possibile osservare dall’alto e la cui particolarità è una cascata che finisce proprio sulla spiaggia.

Inizio a preoccuparmi della benzina, guido da ore e non ho ancora visto una stazione di servizio. Questa è un’ulteriore informazione imparata sul campo, o meglio sapevo che essendo le distanze enormi, devi sempre partire con il serbatoio pieno, ma disconoscevo per esempio che lungo le autostrade non troverai mai una pompa di benzina, queste infatti si trovano solo nei centri, nelle cittadine e nei paesini. Quando devi fare benzina, devi uscire dall’autostrada, la cosa è ovviamente segnalata, ovvero prima di un’uscita viene indicata la presenza delle stazioni e dei ristoranti, però diciamo che per noi la cosa suona strana: dover uscire dalla strada per fare il pieno.

In occasione del primo rifornimento, chiedo al cassiere dello store un posto dove mangiare e mi dice che lì, in quel tratto, non c’è molto a parte il “river inn”, parcheggiamo ed entriamo nel ristorante pensando che sia al chiuso. Ci fanno attraversare la sala e ci portano su un patio di legno esterno dove pranzeremo, che affaccia sul “river”, da qui il nome del posto, dove i clienti del motel, oziano su delle sedie in legno “parcheggiate” in mezzo al fiume; l’acqua gelata è alta al massimo 20 cm, una cosa fantastica: dei veri salottini di legno con i piedi immersi al fresco.
Mangiamo il nostro BLT (Bacon Lattuce & Tomato) con delle patatine fritte dolci ed una bella coca gelata. In America ogni bevanda analcolica prevede il refill, come vedono il bicchiere vuoto te lo riempiono finché non dici basta.

Guido da svariate ore ma non c’è stanchezza, gli scorci ed i panorami sono meravigliosi ed il fatto diSan Simeon fermarsi spesso e per poco tempo, smorzano bene i chilometri percorsi.
Lungo la strada ci fermiamo a San Simeon dove sulla spiaggia sono presenti tonnellate e tonnellate di elefanti marini, che sarebbero specie di foche gigantesche con il famoso naso che “pare una frappa moscia”: stanno tutto il giorno ammassati l’un con l’altro, litigano, rottano, urlano e si tirano la sabbia addosso… una vita fantastica!

Arriviamo a Morro Bay, famosa per un monolite enorme in mezzo al mare, purtroppo è calata una nebbia molto fitta e non si vede la cima. Anche questo paesino è pieno di ristorantini di pesce e negozietti. E’ quasi l’ora di cena e manca ancora un’oretta per arrivare all’hotel, non abbiamo fame, anzi stiamo ancora digerendo il BLT ma individuiamo un posto elegantino dove si cena su un pontile sul mare, famoso per la sua zuppa di pesce. Entro ma mi dicono che ci vogliono almeno 45 minuti per avere un tavolo, da una parte siamo sollevati: avremmo mangiato esclusivamente per gola e forse non avremmo apprezzato.
Ci rimettiamo in macchina e arriviamo a Lompoc, facciamo il check-in. La camera è enorme, molto bella e con un letto con un materasso che sarà stato alto 25cm… ed infatti lo ricordiamo come il letto più comodo di tutta la vacanza.

Monterey Monterey 17 Miles Road Carmel By The Sea Highway 1 Bixby Creek Bridge San Simeon Morro Bay